Emmanuel Chidi Namdi, 36 anni, è stato ucciso nella città marchigiana nel primo pomeriggio di martedì 5 luglio, mentre passeggiava per strada con la consorte Chimiary, 24 anni. La coppia era arrivata in Italia 8 mesi fa, passando per la Libia, per fuggire da Boko Haram, il movimento terroristico islamico che insanguina la Nigeria. Aveva trovato ospitalità presso la comunità d’accoglienza di Capodarco, gestita dalla Fondazione Caritas in Veritate di don Vinicio Albanesi e con sede nel seminario arcivescovile cittadino.

Aveva anche celebrato il suo matrimonio nella Chiesa di San Marco, anche se la cerimonia non era del tutto regolare perché mancavano dei documenti, ma presto avrebbero ottenuto lo status di rifugiati.

I fatti in breve

Nel primo pomeriggio di martedì i due giovani hanno incontrato l’ultrà della Fermana Amedeo Mancini, 39 anni, membro di un gruppo neofascista, ed un altro uomo, che hanno cominciato a prendere di mira Chimiary con insulti razzisti, chiamandola tra l’altro “scimmia africana”, ed Emmanuel si è avvicinato loro per chiedere cosa volessero.

Allora Mancini ha cominciato a picchiare lui e la moglie, colpendo alla nuca il 36enne nigeriano con un palo della segnaletica removibile dalla strada. Anche la giovane ha riportato escoriazioni alle braccia e ad una gamba, guaribili in una settimana. Fino a ieri Mancini era indagato a piede libero, oggi è stato fermo per omicidio preterintenzionale.

Il discorso di Alfano

Intervenendo ad un vertice sulla Sicurezza organizzato proprio a Fermo, città dove è avvenuto delitto, il ministro dell’Interno Angelino Alfano – il quale ha affermato che “Il germe del razzismo va fermato prima che generi il suo frutto avvelenato” e che “il cuore dell’Italia non è rappresentato da chi ha commesso questo omicidio” – ha annunciato che la commissione competente ha concesso alla moglie del giovane africano ucciso lo status di rifugiata nel nostro Paese.

La 24enne ha dichiarato di essere “sola al mondo”, perché in effetti i genitori sono morti e qui non ha nessuno. A confortarla, ci provano alcuni amici della comunità di Capodarco, che sono andati a trovarla.

La fiaccolata e la solidarietà politica

Anche la città marchigiana si stringe attorno alla vedova di Emmanuel Chidi Namdi. Don Vincio Albanesi ha organizzato per ieri sera alle 21 una fiaccolata e una veglia di preghiera per “chiedere perdono per non aver saputo proteggere una giovane vita, sfuggita al terrore per trovare poi la morte nel nostro Paese”.

A Fermo c’è il timore che si creino tensioni tra la cittadinanza e i migranti e Paolo Calcinaro, il sindaco, ha dichiarato che la città “non merita di essere ‘bollata’ “ per questo fatto – sul quale ci sono versioni contrastanti, non solo da parte dall’uomo accusato dell’omicidio, ma anche di alcuni testimoni.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha scritto su Facebook un messaggio di solidarietà con la manifestazione voluta da don Albanesi, “contro l’odio, il razzismo e la violenza” e l’episodio è stato anche discusso durante una seduta alla Camera.

La fuga di Emmanuel e Chimiary da Boko Haram

I due giovani nigeriani erano cristiani perseguitati, fuggiti dopo un attentato ad una chiesa da parte del gruppo terroristico islamico Boko Haram, che lo scorso anno ha pure giurato fedeltà all’Isis. Nello scoppio della bomba sono rimasti uccisi sia i genitori di Emmanuel e Chimiary che la bimba della coppia. In Libia, poi, marito e moglie sono stati aggrediti e picchiati da malviventi locali e la ragazza, che era incinta, durante la traversata per mare che l’avrebbe condotta a Palermo ha perso il bambino. Finalmente i due coniugi cominciavano ad avere un po’ di serenità e presto avrebbero ottenuto i documenti come richiedenti asilo in Italia.

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