A meno di due settimane dall’inizio dei Giochi di Rio, merita una riflessione attenta la questione antica che riguarda la baraccopoli riaperta dal reportage a Marè del fotografo brasiliano Mario Tama, dell’agenzia Getty Images. Tama era già stato a Marè in occasione dei mondiali di calcio 2014 e con le sue immagini spiega più di mille altre parole il drammatico problema delle condizioni e del trattamento che riceve la popolazione brasiliana, facendo impennare il livello della polemica a pochi giorni dal grande evento.

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Marè, la favela più grande

Marè (o Complexo da Maré) è una delle favelas più grandi di Rio de Janeiro, di tutto il Brasile e dell’intero Sudamerica. La favela è situata nella zona nord della città, tra l’aeroporto e il centro urbano, costeggiando parte dell’autostrada che dallo scalo aereo internazionale conduce a Rio, dunque meta di attrazioni per coloro che passeranno lì durante i Giochi. In vista del 5 agosto, data d’inaugurazione della XXXI Olimpiade, Marè è stata tappezzata da cartelloni pubblicitari.

Bambini che giocano nella favela di Marè. Foto Mario Tama/Getty Images.
Bambini che giocano nella favela di Marè. Foto Mario Tama/Getty Images.

Le pubblicità sono state apposte sulla barriera antirumore della stessa autostrada, nascondendo così a turisti e addetti ai lavori le condizioni di povertà della vita quotidiana degli abitanti del “bairro”.

Marè e le altre favelas sono parti integranti della cultura di Rio

La costruzione della favela iniziò a partire dagli anni Quaranta; nel 1994, all’interno di quegli sforzi avviati per reintegrare le favelas nella città, Marè fu istituita come unico quartiere della omonima Regione Amministrativa XXX del municipio di Rio.

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Attualmente la favela ospita 130 mila persone. In occasione del mondiale 2014, per motivi di ordine pubblico, fu militarmente occupata dall’esercito. Oggi viene nascosta.

Ma nonostante la fama non prettamente positiva che precede questa baraccopoli, tristemente famosa per l'elevato numero di omicidi e scontri armati tra bande di narcotrafficanti, sicuramente una delle più pericolose di Rio de Janeiro, come le altre baraccopoli è comunque parte integrante della cultura della città, allo stesso modo del Cristo Redentore, il Carnevale o lo stadio Maracanã.

E dunque, tornando ai cartelloni pubblicitari atti a nascondere ai turisti Marè in occasione delle Olimpiadi, il quesito conclusivo è questo: a che serve nascondere la polvere sotto il tappeto? 

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