Ha avuto luogo ieri, 4 luglio, l'udienza per le requisitorie e le richieste dei promotori di giustizia, Roberto Zannotti e Gian Pietro Milano, nel processo che vede imputati Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, ex membri della Commissione referente di studio e indirizzo sull'organizzazione delle strutture economico-organizzative (Cosea), Nicola Maio, loro ex collaboratore, e dei giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi.

Si avvia così verso la conclusione il processo, iniziato lo scorso novembre, istruito contro il trafugamento e la diffusione all'esterno del Vaticano di documenti riservati.

I promotori di giustizia vaticani, che equivalgono ai nostri pubblici ministeri, hanno chiesto tre anni e nove mesi per Chaouqui, tre anni e un mese per monsignor Vallejo Balda, un anno e un mese per Maio, un anno per Nuzzi e l'assoluzione per insufficienza di prove per Fittipaldi.

Oggi e domani sono previste altre due udienze che dovrebbero concludersi con il pronunciamento della sentenza.

Nella nota diffusa, subito dopo l'udienza di ieri, da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, si legge che per Chaouqui, Vallejo Balda e Maio è stata richiesta la 'condanna per il reato di associazione criminale' mentre Nuzzi e Fittipaldi 'erano accusati per concorso nella divulgazione di documenti', accusa mossa per la pubblicazione dei rispettivi libri “Via Crucis” e “Avarizia”.

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Papa Francesco

Per Fittipaldi duro attacco alla libertà di stampa

'Felice' si è dichiarato sui social Emiliano Fittipaldi, non appena è terminata l'udienza di ieri 4 luglio, ma al contempo 'sconcertato'. Innegabile la sua gioia per l'assoluzione dovuta alla mancanza di prove sufficienti e necessarie per un'incriminazione e difficile da nascondere anche il rammarico per la situazione giudiziaria del suo collega Gianluigi Nuzzi, per cui invece i promotori di giustizia hanno chiesto un anno.

Ma ciò che ha lasciato basito Fittipaldi è l'insinuazione fatta in udienza riguardo il fatto che i giornalisti sarebbero colpevoli di aver 'condizionato psicologicamente' le fonti. Rifiuta di accettare anche questa di accusa Fittipaldi e afferma di non aver influenzato nessuno ma di aver fatto solo il proprio dovere raccogliendo documenti e notizie da oltre una dozzina di fonti sulle 'spese e gli sprechi dei faraoni (così li chiama Francesco) del Vaticano'.

Che Vatileaks 2 non serva per dimenticare gli scandali

Dall'inizio del processo definito Vatileaks 2 la stampa si è molto concentrata sui retroscena, veri o presunti, degli imputati. Sulla ipotetica relazione tra Chaouqui e Vallejo Balda, sui presunti ricatti subiti da quest'ultimo, sulle supposte appartenenze altalenanti a organizzazioni criminali o servizi segreti della Chaouqui e sembra essere passato in secondo piano quello che è il filone principale dell'inchiesta, il processo numero uno di cui tutti sembrano ricordare solo 'l'attico di Tarcisio Bertone' mentre in realtà c'è molto altro che non andrebbe dimenticato.

Scrive, ad esempio, in “Avarizia” Emiliano Fittipaldi che il monsignore gli chiede di scrivere un libro perché 'Bergoglio deve sapere che lo Ior, nonostante abbia utili per decine di milioni con il fondo per opere missionarie, ha regalato quest'anno la miseria di 17 mila euro. Per tutto il mondo'. Papa Francesco deve sapere anche che 'i salesiani investono in società in Lussemburgo, i francescani in Svizzera, che diocesi all'estero hanno comprato società proprietarie di televisioni porno'.

Quello che c'è da sapere e che viene riportato nei libri di Fittipaldi e Nuzzi, avallato dai documenti e dalle testimonianze, è davvero tanto e riguarda una quantità enorme di denaro e beni che appartengono o apparterrebbero alla Chiesa Cattolica e quindi a tutti i suoi fedeli, soprattutto i più bisognosi e invece si sta ancora a dibattere su coloro che, svolgendo il proprio mestiere, hanno voluto che tutto ciò non restasse un segreto.

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