«Un vestito non conforme alla morale e ai valori laici». Questa l’espressione utilizzata nella normativa che ha portato nei giorni scorsi quattro poliziotti a far spogliare delburkini”, l’ormai celebre tuta da mare con velo integrato utilizzata da un certo numero di fedeli musulmane, una ragazza che sostava sdraiata sulla spiaggia della Promenade des Anglais a Nizza. Una scena che, immortalata da un fotografo capitato sul posto e poi diffusa dal quotidiano "The Guardian", ha fatto letteralmente il giro del mondo, offrendo ad un dibattito particolarmente avvertito dall’opinione pubblica internazionale tutta la straordinaria potenza dell’evocazione visiva.

Caso non unico entro i confini francesi, tra l’altro, quello di Nizza. Dal Municipio della celebre località marittima hanno fatto sapere, infatti, che sarebbero finora più di dieci gli interventi analoghi operati nell’area della Costa Azzurra a carico di donne munite di velo: esortazione alla rimozione del “burkini” e commissione di una piccola multa. Come quella di 11 Euro assegnata il 16 agosto sulla spiaggia di La Bocca a Cannes ad una ragazza trentaquattrenne di religione islamica, ex hostess di volo, che una testimone riferisce esser stata al centro di una scena emotivamente fortissima, con diversi bagnanti che applaudivano le forze dell’ordine e la bambina della donna in lacrime per l’imbarazzo.

Canada e Scozia, l'integrazione del velo nella divisa dei corpi di polizia

A fare curiosamente da contraltare a queste operazioni, l’apertura ufficializzata ieri dalla regia polizia a cavallo canadese: un particolare tipo di velo, un hijab studiato specificamente per rispondere al meglio ai movimenti del corpo, sarà disponibile alle agenti delle celebri Giubbe Rosse che per motivi religiosi sceglieranno di indossarlo durante il servizio.

Un’iniziativa, questa, che viene interpretata dal portavoce governativo Scott Bardsley come un riflesso della “diversità intesa come valore”, ovverodel riuscito multiculturalismo, che è elemento tenuto in grandissimo conto dalla società e dalle istituzioni canadesi.

Risalente appena al giorno prima una decisione analoga, presa in questo caso in una regione del Vecchio Continente: le poliziotte di fede musulmana che prestano servizio in Scozia - comunque già da anni beneficiarie della possibilità di indossare copricapi religiosi, previa approvazione degli ufficiali – avranno modo di indossare il velo insieme al resto della divisa senza aver l’obbligo di consultare alcun superiore.

Oltre che un atto convinto di integrazione dei valori altrui, si capisce dal commento del commissario capo Phil Gormley che si tratta anche di un incentivo all’integrazione concreta e professionale delle minoranze etniche e religiose nei corpi di polizia: troppo basso, infatti, in un Paese che mira all’interrelazione delle culture quale la Scozia, il dato di 127 richieste di arruolamento presentate da membri di gruppi specifici su un totale di 4809, corrispondente ad appena una percentuale del 2,6% circa.

«Non c'è dubbio che questa misura incoraggerà sempre più donne musulmane ad entrare in polizia» - commenta soddisfatta la presidente dell'associazione dei poliziotti musulmani scozzesi (SPMA) Fahad Bashir. E viene infine ricordato un altro esempio illustre per quanto concerne l’accostamento di hijab e divisa delle forze dell’ordine: la Polizia Metropolitana di Londra aveva compiuto quest’operazione già nel 2001, quindici anni fa, un’autorizzazione che era stata inserita in un’iniziativa denominata “Protezione e rispetto: un vantaggio per tutti”, e che comprendeva anche l’apertura di asili nido e di sale di preghiera multi confessionali nelle stazioni di polizia.

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