Sette anni, centoquaranta udienze e cinque ore di camera di consiglio ci sono voluti per decidere che il 29 giugno 2009 quel treno che partì carico di gas e che esplose, causando 32 morti, non sarebbe dovuto partire. Sette anni, centoquaranta udienze e cinque ore di camera di consiglio per decretare che la strage di Viareggio non fu una "casualità estrema", né uno "spiacevolissimo episodio", come ripetuto in questi anni da difensori e imputati, ma un disastro che poteva e doveva essere evitato e che come tale ha i suoi colpevoli.

Oggi, dopo sette anni e con l'incubo della prescrizione che ancora incombe, il tribunale di Lucca ha emanato la sua sentenza. Tra i 33 imputati, le prime condanne sono state quelle nei confronti di Mauro Moretti, all'epoca ad di Fs, e Michele Mario Elia, ex dirigente di Rfi. L'accusa per loro aveva chiesto 16 e 15 anni. Il tribunale di Lucca gliene ha dati 7 e 7 e mezzo. Condannato a 7 anni e 6 mesi anche l’ex ad di Trenitalia, Vincenzo Soprano.

Per l'ex di Ferrovie, ora ad di Leonardo-Finmeccanica, così come per gli altri imputati, le accuse andavano da disastro ferroviario e incendio colposo, fino a omicidio colposo plurimo.

Le assoluzioni

Dieci invece sono state le assoluzioni, tra persone fisiche e aziende. Per i giudici non hanno commesso il fatto Andreas Barth, Andreas Carlsson, e Joachim Lehmann, dell’Officina Jungenthal di Hannover, azienda responsabile della manutenzione delle cisterne, Massimo Vighini, Calogero Di Venuta, responsabile della Direzione compartimentale di Firenze Movimento Infrastrutture, Giuseppe Farneti, sindaco revisore di Fs prima e poi di Italferr, Gilberto Galloni, ad di Fs Logistica, Angelo Pezzati, predecessore di Di Venuta, Stefano Rossi e Mario Testa; mentre è stato escluso l’illecito amministrativo per quanto riguarda ferrovie dello stato Spa, Fs Logistica e Cima Riparazione. Assolti infine anche Moretti e Soprano, limitatamente ai reati a loro ascritti come dirigenti.

La strage di Viareggio

E' la notte del 29 giugno 2009, poco prima di mezzanotte, e un treno carico di gpl partito da Trecate e diretto a Grigignano, attraversa la stazione di Viareggio, all'altezza di via Ponchielli. Improvvisamente il convoglio deraglia e 4 delle 14 cisterne che lo compongono si ribaltano. La "colpa" si scoprirà poi essere di un assile corroso sotto a un carro, che quella notte ha ceduto.

I macchinisti non se ne accorgono subito: in cabina manca il controllo retrovisivo necessario e il tempo di reazione si allunga fino a 10 secondi. Troppi in situazioni di pericolo. Il muro di protezione tra le case e la ferrovia non c'è e così il gas esce, invade le strade, esplode, distruggendo alberi, case, auto. Vite. I più fortunati sono rimasti ustionati. Quelli meno fortunati sono morti carbonizzati. Tra loro madri, mogli, mariti, figli, sorelle.

L'appello dei familiari delle vittime

"Non siamo in grado di fare un ragionamento complessivo. Però possiamo dire che c’è una condanna e quindi un sistema della sicurezza che non funziona, come diciamo da 7 anni”, ha commentato Marco Piagentini, che quella notte ha perso la moglie e due figli e che ora è a capo dell'associazione "Il Mondo che Vorrei", che riunisce i familiari delle vittime. Una cosa però per loro è certa: "Se loro si dichiarano innocenti possono benissimo rinunciare alla prescrizione e dimostrare la loro innocenza nel processo".

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