Una copertura da mettere e togliere secondo le esigenze: ecco cosa ci sarà nel futuro dell'Arena di Verona.

Un modo per proteggere il pubblico ma soprattutto per proteggere il prezioso anfiteatro, troppo spesso danneggiato dalle infiltrazioni, come ha sottolineato il sindaco della città Flavio Tosi, che causano "ogni anno allagamenti e crolli".

Per decidere a chi affidare il progetto, a marzo scorso era stato indetto un concorso internazionale di idee, approvato dall'allora ministro dei Beni culturali, Massimo Bray.

A finanziarlo sarà invece il patron di calzedonia, Sandro Veronesi, che ha già sovvenzionato i premi dei primi tre classificati, rispettivamente 40mila, 20mila e 10mila euro. Il costo stimato del progetto è di 13,5 milioni di euro e l'imprenditore lo sosterrà da solo o con l'aiuto di altri sponsor.

Al bando sono state presentate ben 87 proposte e dopo un'attenta valutazione da parte di una giuria, che ha le ha visionate in forma anonima, è stato scelto il vincitore, ovvero lo studio di ingegneria tedesco Schlaich Bergermann and partners, in collaborazione con gli architetti del gruppo Gerkan Marg and partners.

Insieme o singolarmente, questi studi hanno già realizzato progetti importanti in giro per il mondo, come l'antenna sopra il One World Trade Center a New York, la sistemazione per i mondiali di calcio del Maracanà, lo stadio di Durban in Sud Africa con annessa copertura delle tribune e un arco in acciaio di cento metri, e la vela in vetro della nuova fiera di Milano.

Il bando e i progetti

Il bando chiedeva di ideare una copertura che si potesse togliere e che non incidesse sul monumento e sulla piazza, su cui ci sono degli importanti vincoli architettonici e paesaggistici.

Tra i firmatari del progetto ci doveva essere almeno un partecipante giovane, iscritto all'albo professionale da meno di cinque anni. Le proposte sono arrivate non solo da tutta Italia ma anche dal resto del mondo, tra cui Europa, Giappone, Stati Uniti e Argentina.

A vincere è stato una sorta di moderno velario romano con i teli di copertura di circa 12mila metri quadrati che poggiano su un ordine di cavi e un sistema di riavvolgimento a scomparsa che resta visibile in un unico lato.

Il secondo classificato, rti Vincenzo Latina di Siracusa, prevedeva invece un sistema di camere d'aria che si gonfiano e si accostano su un anello reticolare. I cavi però, al contrario del primo, sarebbero rimasti sempre visibili. Infine, sul terzo gradino del podio è arrivato il progetto di una rti italo spagnola guidata da Roberto GM Ventura di Codogno, che ipotizzava di raccogliere il telo centralmente.

Tutte le idee saranno raccolte ed esposte in una mostra dedicata a palazzo della Gran Guardia.

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