Dichiarazioni false e completamente infondate. Le accuse di Trump a Obama, "spiava i miei telefoni, mi ha fatto spiare", non stanno in piedi. Dopo le insistenti richieste del presidente al Congresso perché nell'ambito dell'inchiesta sull'ingerenza della Russia nelle elezioni, indaghi sul suo predecessore per possibile abuso di potere, in un fine settimana infuocato scende in campo James Comey. Il direttore dell'FBI ha chiesto al dipartimento di Giustizia la smentita ufficiale perché le dichiarazioni fatte da Trump su Obama sono false e senza il supporto di alcuna prova.

Ma il dipartimento tace.

Accuse su Twitter a Obama e scontro istituzionale: il funzionario di polizia contro il presidente

Evidentemente la posta in gioco è molto alta e il 'Russia gate' disturba il presidente che ha scatenato via Twitter accuse pesantissime a Obama: avrebbe fatto mettere sotto controllo i telefoni della Trump Tower a un mese dalle elezioni. Poi ha chiesto ufficialmente l'intervento delle istituzioni.

A Barack Obama via Twitter, Trump gliel'ha dette di tutti i colori ma senza mai agganciarsi a una fonte. I commentatori credono abbia tratto 'ispirazione' da Breitbart testata conservatrice.

"Terribile! ho appena scoperto che Obama aveva dato ordine di intercettare le mie telefonate nella Trump Tower proprio prima della vittoria, non ha trovato niente, questo è maccartismo", scrive Trump nel primo dei cinque tweet infilati in rapidissima sequenza nell'account presidenziale durante il fine settimana più scottante a livello istituzionale dall'inizio del suo mandato, trascorso nella residenza di Mar-a-Lago in Florida.

Fino poi a paragonarlo a Nixon: "Come è caduto in basso il presidente Obama, Questo è Nixon/Watergate. quest'uomo è cattivo o malato".

Kevin Lewis, portavoce di Obama ha subito replicato: "Né il presidente Obama, né alcun ufficiale della Casa Bianca ha mai ordinato sorveglianza su alcun cittadino degli Stati Uniti.

Ogni affermazione di altro tipo è semplicemente falsa". Ha detto inoltre che la regola della Casa Bianca guidata da Obama era di non interferire mai con alcuna indagine in corso.

Ma ora che Trump ha scatenato il putiferio, anche il numero uno dell'Fbi, James Comey, scende in campo e chiede la smentita perché quel tipo di intercettazioni di cui parla Trump nei suoi tweet sono illegali da quando il presidente Usa non può più ordinare di spiare un cittadino.

Le frasi di Trump gettano un'ombra sul Bureau investigativo che avrebbe quindi agito illegalmente. Di qui la richiesta al dipartimento di Giustizia della smentita di quanto ha detto Trump. Ma il dipartimento tace anche perché, se si esprimesse ora, significherebbe sconfessare il presidente e dare un colpo gravissimo al suo mandato dal momento che la più alta carica dello Stato ha il dovere di dire sempre la verità.

Ulteriori sviluppi, Trump torna a una calma apparente

Dopo aver scatenato la tempesta, Trump è tornato a una calma apparente. A conclusione della nota ufficiale della Casa Bianca in cui si chiedono indagini per verificare un abuso d'ufficio da parte di Obama, si legge: "Né la Casa Bianca né il presidente commenteranno ulteriormente la vicenda fino a che questa supervisione non sarà portata a termine".

Ma il polverone ormai è alzato e contro il presidente si schierano anche alti funzionari delle forze del'ordine e dei servizi segreti che hanno lavorato con Obama quale James Clapper, ex numero uno dei servizi Usa in qualità di Director of National Intelligence fino a qualche settimana fa quando si è dimesso.

In un'intervista alla tv Nbc, Clapper ha detto che Trump non è mai stato intercettato né quando era candidato né da presidente eletto, né ora da presidente. Intanto cominciano a essere nervosi anche 'i suoi': il senatore Marco Rubio, repubblicano della Florida che fa parte di una delle due commissioni parlamentari di Intelligence incaricata delle indagini, chiede spiegazioni a Trump e fa sapere che proprio non ci sta a partecipare ad una 'caccia alle streghe'.