Manuel Noriega, conosciuto anche come “faccia d’ananas” (soprannome attribuitogli per via della della sua pelle lacerata dalle cicatrici dal vaiolo), è morto all’età di 83 anni in una clinica panamense, in seguito alla contrazione di un cancro al cervello. Noriega fu dittatore e leader militare dello stato di Panama per quasi due decenni. Si tratta di uno dei personaggi che più hanno caratterizzato la storia del paese centroamericano, arrestato e condannato nel 1992, al momento del decesso stava scontando una condanna attribuitagli dal governo degli Stati Uniti con i quali, invece, aveva prima un ottimo rapporto.

La carriera politica dell’ex dittatore panamense cominciò nell’1983. Personaggio di notevole importanza per quanto concerne i rapporti tra Stati Uniti ed America centrale, fu proprio grazie a Washington che riuscì nella sua scalata al potere. Diventò dittatore dello stato di Panama e garante dei rapporti con gli Usa. In stretto contatto con i servizi segreti americani, fu un elemento chiave nell’ambito delle dispute legate alla guerra fredda, proteggendo Panama dalle influenze sovietiche. Esperto di terrorismo e lotta al narcotraffico, collaborò con la CIA e si schierò di fianco agli americani in operazioni mirate alla dispersione di guerriglie filo-marxiste.

I rapporti con Pablo Escobar

Col passare del tempo Manuel Noriega assunse sempre più influenza politica e, nel corso del suo mandato, fu accostato anche a #pablo escobar, noto narcotrafficante colombiano, conosciuto come uno dei terroristi più spietati degli ultimi anni.

“Faccia d’ananas” fu dunque accusato di aver collaborato con Escobar e di aver fatto parte di uno dei cartelli della droga più grandi del mondo. Queste imputazioni provocarono una frattura insanabile con gli Stati uniti che, nel 1987, aprirono a Miami un’inchiesta nei suoi confronti. Pochi anni dopo, nel 89’, Washington invase lo stato panamense, deponendo Noriega e conducendolo in Usa, dove fu processato per ben 8 capi di imputazione.

Tra questi traffico di droga, riciclaggio di denaro, estorsione e violazione dei diritti dell’uomo. La condanna fu di 40 anni di reclusione, scontati tra gli Stati Uniti d’America e la Francia, dove venne estradato. Durante il carcere, l’ex dittatore panamense contrasse una forma di cancro al cervello che lo obbligò a trasferirsi in clinica. Qui passò gli ultimi mesi della sua vita, per poi spegnersi nella notte del 30 maggio 2017.

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