Ancora disordini in Venezuela, riporta l'agenzia di stampa Reuters: le forze di sicurezza hanno gettato gas lacrimogeno su un gruppo di giovani che lanciava sassi e bombe carta questo lunedì, per protesta contro il governo del presidente socialista Nicolas Maduro.

Centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Caracas in occasione delle marce del Primo Maggio. Tra questi, anche i sostenitori di Maduro si sono riuniti indossando simbolicamente magliette rosse, e giurando di difendere la quasi ventennale gestione socialista della produzione di petrolio.

Caos e proteste in Venezuela

Ventinove persone sono state uccise e centinaia sono rimaste ferite nei disordini cominciati agli inizi di aprile per protesta contro il governo di Maduro, l'impopolare cinquantaquattrenne successore di Hugo Chavez.

"Hanno cominciato ad andarci addosso senza alcun motivo" ha testimoniato il legislatore Jose Olivares, riferendosi alle cariche delle truppe della Guardia Nazionale, che questa mattina ha gettato gas lacrimogeno contro centinaia di persone che attendevano l'inizio della marcia in un distretto ad ovest di Caracas.

La maggior parte ha trovato riparo dietro muri e alberi, mentre i leader dell'opposizione mettevano mano ai cellulari per filmare le azioni della Guardia Nazionale.

Olivares è stato ferito alla testa da un candelotto lacrimogeno, afferma l'opposizione.

In un'altra zona della città, la Guardia Nazionale ha bloccato i manifestanti che si riversavano verso una via principale di fronte al monte Avila, sul confine settentrionale della città. I manifestanti più giovani si sono gettati in prima linea, indossando maschere e difendendosi per mezzo di scudi artigianali ricavati dai più disparati oggetti, alcuni presi addirittura dai resti di un satellite.

Complotto statunitense?

Nel centro di Caracas nel frattempo i sostenitori del governo hanno applaudito a una gigantesca bambola gonfiabile di Chavez, e inveito contro i manifestanti dell'opposizione, additandoli come terroristi.

"I lavoratori si sono radunati nelle strade per difendere il nostro presidente da chi vuole attuare un colpo di stato" ha detto Aaron Pulido, ventinovenne, impiegato sindacale nel dipartimento di migrazione Saime, che si è riunito nelle strade di Caracas in un mare di bandiere rosse.

"Gli oppositori hanno distrutto 5 uffici Saime in Venezuela nell'ultimo mese [...] nelle nostre marce invece non c'è mai violenza", ha aggiunto.

Secondo Maduro, gli oppositori stanno tentando di dimetterlo dal suo incarico con la forza con la complicità del governo statunitense, che vorrebbe imporre un governo di destra a gestire le risorse petrolifere del paese.

I manifestanti vorrebbero delle elezioni presidenziali, autonomia della legislatura, libertà per più di 100 attivisti imprigionati e l'apertura di un canale di aiuti umanitari provenienti dall'estero per risolvere la fortissima crisi economica che affligge il paese da anni.

In Venezuela si sopravvive a stento

Milioni di venezuelani lottano ogni giorno non per assicurarsi una vita decente, ma anche solo per non morire di stenti, per riuscire a mettere qualcosa sotto i denti o permettersi cure mediche di base.

"Chi potrebbe sopportare tutto ciò?

Così tanta fame, miseria, criminalità [...] I prezzi salgono molto di più di quanto facciano i salari" dice l'impiegata per la sicurezza sociale Sonia Lopez, 34 anni, mentre sventola una bandiera firmata dal leader dell'opposizione Antonio Ledezma, ora in carcere.

Alcuni impiegati del governo ammettono di essere stati costretti a partecipare alla manifestazione pro-Maduro. "Siamo qui perché ci hanno detto di farlo. Altrimenti, avremmo avuto problemi", ha detto un lavoratore di 34 anni ai giornalisti prima che un supervisore fermasse la conversazione.

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