Totò Riina è deceduto nella notte all’ospedale di Parma intorno alle 3:37 di venerdì 17 novembre. Negli ultimi tempi le condizioni del boss corleonese erano peggiorate con gli avvocati che avevano presentato in più di una circostanza istanza per ottenere i domiciliari. La situazione è precipitata nel giorno del suo ottantasettesimo compleanno e dopo che il capo di 'cosa nostra' era stato sottoposto a due delicati interventi chirurgici.

Nei giorni scorsi Riina era stato trasferito nel reparto detenuti dell’ospedale emiliano. L'ottantasettenne era finito in coma farmacologico a causa della forte sedazione. Alcuni giorni fa l'ulteriore peggioramento e la decisione del ministro della Giustizia, Andrea Orlando di firmare il permesso per consentire le visite parenti più stretti del capo dei capi.

Il peggioramento nel giorno del compleanno

Da sottolineare che il figlio Salvo aveva voluto dedicare un post su Facebook al boss nel giorno del suo ottantasettesimo compleanno.

'Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà'. Salvo Riina è il terzogenito dei quattro figli del 'capo dei capi' e Ninetta Bagarella ed è l'autore del libro Riina family life. Riina era stato arrestato il 15 gennaio 1993 e rinchiuso all'Asinara in regime di 41 bis.Il boss era ritenuto l'elemento di vertice dell'organizzazione mafiosa dal 1982 ed era conosciuto anche con il soprannome la Belva per la sua ferocia.

Da rilevare che il boss corleonese stava scontando 26 condanne all'ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali gli attentati del '92 in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Condannato per gli attentati a Falcone e Borsellino

Il capo di 'cosa nostra' è ritenuto l'ideatore dell'offensiva armata nei confronti dello stato agli inizi degli anni '90. Riina è stato definito un irriducibile e non ha mai manifestato cenni di pentimento.

Dal carcere il boss aveva continuato a minacciare i magistrati e a vantarsi dell'omicidio di Falcone. Tra l'altro è ancora in corso il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, nel quale il corleonese è imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato. Totò Riina fu artefice anche di una violenta controffensiva nei confronti dei collaboratori di giustizia. Il vertice dell'organizzazione mafiosa ordinò ai suoi sodali di eliminare i familiari dei pentiti fino al ventesimo grado di parentela.

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