I ricercatori neozelandesi dell'Università di Otago indagheranno sul mistero [VIDEO] che avvolge le acque della Scozia da almeno 18 secoli. Per farlo, effettueranno una scrupolosa analisi del bacino scozzese.

La leggenda

Il mito del mostro di Loch Ness (che si può tradurre in "lago di Nessie", nome della leggendaria creatura) risale a tempi antichissimi. Il suo primo, presunto avvistamento avvenne nel 566, quando un monaco irlandese riportò nel proprio scritto "Vita Sancti Columbae" l'aneddoto del funerale di un abitante del luogo, ucciso da una "selvaggia bestia marina" che strisciò fuori dalle acque.

Non risultano notizie di altri avvistamenti fino al 1871, quando un uomo di Scienza, il Dr.

Mackenzie, riferì di aver intravisto uno strano oggetto effettuare contorsioni e agitare l'acqua. Allo stesso modo, diverse segnalazioni si ebbero intorno agli anni '30: nel 1933, "Inverness Courier", giornale scozzese, riferì che i coniugi McKay avevano avvistato "due grandi gobbe nuotare nell'acqua". Nello stesso anno, Hugh Gray scattò una foto del presunto mostro, mentre nel 1934, un'altra immagine ancora più nitida fu considerata un falso. Altri significativi avvistamenti si sarebbero avuti successivamente, almeno fino alla fine degli anni '70.

La sfida degli scienziati

I ricercatori dell'Università di Otago, guidati da Neil Gemmell, avvieranno una spedizione scientifica nel bacino scozzese per rintracciare elementi che possano verificare la presunta esistenza del mostro marino. L'acqua del lago verrà raccolta a tre profondità differenti ricorrendo al metodo del Dna [VIDEO], che consiste nell'analisi delle tracce lasciate da qualsiasi creatura e organismo vivente.

Si tratta di una sorta di "setaccio" molecolare, che potrebbe finalmente risolvere un mistero che dura ormai da secoli.

La spedizione dovrebbe partire per il mese di giugno, e seguirà un programma specifico. Innanzitutto verranno analizzate le acque dei laghi Garry, Morar e Oich, che verranno messe a confronto con quelle di Loch Ness. La comparazione riguarderà eventuali analogie fra i bacini presi in considerazione, per confermare o smentire l'esistenza di un grande rettile marino ormai estinto, secondo quanto affermato dalla teoria giurassica.

Il ricercatore Gemmell ha dichiarato: "se dovessero essere presenti le tracce del mostro ne sarei sorpreso, ma sono aperto a ciò che scopriremo". Lo scienziato ha precisato che la ricerca non sarà utile soltanto per indagare sull'esistenza della leggendaria creatura, ma anche per scoprire nuove possibili specie di batteri e micro-organismi viventi, dal momento che Loch Ness è il bacino più grande del Regno Unito.