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Sono passati tre anni dall'omicidio di Giulio Regeni, avvenuto tra il 25 gennaio - giorno del suo rapimento - e il 3 febbraio 2016, ovvero il giorno in cui fu ritrovato il suo corpo in un fosso. Sono passati tre anni, eppure si è fatta davvero poca chiarezza circa la triste vicenda, che rimane tuttora irrisolta, senza certezze riguardo al nome dei colpevoli e senza una causa precisa. Ad infittire questa nebbia, la decisione presa stamattina dalla Procura di Roma che ha deciso di aprire un'inchiesta a seguito dell'esposto presentato da Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. L'inchiesta riguarda le presunte pressioni che il consulente egiziano della famiglia avrebbe ricevuto da parte del personale della National Security di Nasr City, istituzione alla quale vengono ricondotti proprio alcuni indagati della morte del ricercatore italiano [VIDEO].

Con l'intento di indagare ulteriormente e di tutelare il consulente, verrà pubblicato nei primi giorni della prossima settimana un documento che ricostruisce gli ultimi avvenimenti.

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Ma non è la prima volta che questa storia si tinge di colori poco nitidi.

Durante e dopo l'omicidio

Regeni si trovava a Il Cairo per una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani per conto dell'Università di Cambridge. Precisamente il giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, Giulio si recò in questa stessa piazza per festeggiare il compleanno di un amico: fu il giorno della sua scomparsa.

Le condizioni in cui fu trovato non lasciano spazio a molte interpretazioni: tra le tante cose, fratture ossee, coltellate e bruciature di sigarette. Eppure, parecchie interpretazioni ed illazioni sorsero: il direttore delle indagini [VIDEO] di Giza dichiarò che il ragazzo era stato vittima di un incidente, la polizia sostenne che la ragione dell'omicidio poteva essere una presunta relazione omosessuale, nonostante Giulio avesse una fidanzata.

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Ma la verità pare essere un'altra: un ipotetico collegamento tra il ragazzo ed il movimento sindacale che si oppone al governo del generale al-Sīsī.

Una chiarezza che manca da tre anni

E se inizialmente il governo egiziano aveva garantito la piena collaborazione, molte sono state poi le ombre di questa storia: mancati documenti, testimoni di dubbia autenticità, l'incarcerazione del legale egiziano che seguiva il caso per conto della famiglia, anch'egli accusato di voler sovvertire il governo Al Sisi, e tanto altro; ora, le pressioni al consulente legale. Dopo tre anni, dunque, ci sono ancora troppe ombre su questa storia. Ancora non c'è verità per Giulio Regeni.