Già dal 7 febbraio stanno avendo luogo ad Haiti numerose rivolte contro la classe dirigente, in particolare contro il presidente Moïse, che ha gettato la nazione - la più povera del continente americano con un 70% di tasso di disoccupazione e di analfabetismo - nella miseria più assoluta, tra un salario medio vergognosamente basso (circa 800 dollari l'anno) e una continua inflazione che non permette di evolvere. Ma proprio negli ultimi giorni si sta facendo un bilancio della situazione, cercando di definire il numero delle vittime.

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Dati e Stati

I dati ufficiali parlano di 10 persone uccise durante la repressione, ma c'è chi sostiene siano più di cinquanta. Dal canto suo, il presidente ha affermato di non volersi dimettere, e dalla propria parte ha il presidente Usa Donald Trump che lo sostiene ed elogia in quanto aperto al dialogo; esattamente come accade con Guaidó, le cui scelte sono avallate dagli Stati Uniti che, con la loro Politica di aiuti umanitari, sono arrivati ad occupare entrambi i Paesi.

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Bisogna ricordare che lo stesso Moïse vinse le elezioni con meno di 500.000 voti su 6,2 milioni di persone nel Paese, appoggiato però dal CoGroup, un'organizzazione composta da rappresentanti di Stati Uniti, Canada, Francia, Spagna, Brasile, Unione Europea e OAS.

Sempre gli Stati Uniti, la cui bandiera è stata bruciata dagli stessi manifestanti che chiedono l'aiuto della Russia, sconsigliano però di andare ad Haiti, per non incappare nella situazione a cui hanno portato esattamente le loro tendenze colonialiste: una situazione che si articola tra crisi economica e un principio di guerra civile.

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Politica

L'opinione pubblica

Si parla di numeri, di 10, di 50, ma il punto è che la verità non la sappiamo. Non sappiamo quante sono le persone uccise, non sappiamo quante macchine sono state bruciate, non sappiamo quanti bambini ogni giorno stanno vedendo fuoco ed ascoltando spari. Non lo sappiamo e, peggio ancora, la maggioranza dell'opinione pubblica non si stupisce: ci arriva un terzo di ciò che accade e lo facciamo scorrere tra orecchie ed occhi. Al massimo sappiamo del Venezuela, dell'Unione Europea che decide se schierarsi o no dalla parte di un colpo di Stato, degli Usa che dicono la loro riguardo a queste situazioni: politici che si riuniscono in grandi sale decorate, si siedono sulle poltrone e discutono di persone che perdono la vita protestando per una condizione che è toccata loro sin dalla colonizzazione francese.

Forse è il caso di guardare con occhi critici la realtà e protestare noi stessi per ciò che, non imparando dalla Storia, abbiamo permesso che accadesse.

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