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Torna a far parlare di se la triste vicenda del piccolo Alfie, il bambino di 3 anni soffocato contro un sedile di un'automobile a Londra lo scorso gennaio. In questi giorni è cominciato il processo nei confronti del padre dello stesso, Stephen Waterson, di 25 anni, e di sua madre, Adrian Hoare, di 23 anni. I due sono accusati, con motivi diversi, della morte del loro figlioletto. La giovane mamma, che era presente anche alla scena, non avrebbe fatto nulla per evitare il dramma, che ha scioccato tutta l'Inghilterra. Negli scorsi giorni è cominciato il processo nei loro confronti, e sono emersi degli elementi che aggraverebbero ulteriormente la loro già delicata situazione giudiziaria.

Ricostruzione del dramma

All'epoca dei fatti l'uomo era seduto come passeggero sul sedile anteriore della vettura.

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Watersone e la Hoare, come ricordavamo in un precedente articolo su questo fatto di cronaca, erano in compagnia di due amici, che ora sono stati chiamati a testimoniare anche contro di loro. Il tutto sarebbe nato dal pianto del bimbo che chiamava la madre. L'atteggiamento del pargolo avrebbe così innervosito l'uomo, che quindi, per far stare stizzo Alfie, lo ha schiacciato contro il sedile della vettura, almeno due volte dicono gli inquirenti. Il piccolo ha perso in breve tempo i sensi ed è morto praticamente soffocato. Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, in particolare dalla BBC, i due continuano a negare le loro colpe su quanto avvenuto. Il 25enne è stato anche accusato di aver usato a suo favore il fatto di essere figlio adottivo dell'ex ministro dei Tory, Nigel Waterson. Lo stesso omicida ha chiarito la sua posizione in merito alle false dichiarazioni circa le sue generalità rilasciate in un primo momento agli agenti: si è giustificato infatti informando di essere entrato nel panico.

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I paramedici: 'Il bimbo era in arresto cardiaco'

Sono stati anche i sanitari a raccontare ai media e agi agenti la scena che si sono trovati davanti. I soccorritori hanno detto infatti che il bimbo fosse già a terra in arresto cardiaco. In un primo momento i genitori di Alfie e i presenti si giustificarono sostenendo che il piccolo si fosse addormentato tranquillamente, per poi svegliarsi senza vita. A questo punto la situazione è stata approfondita, e dopo poco tempo si è scoperto che non era assolutamente stato un banale incidente a provocare il decesso del bimbo. Il processo continuerà nei prossimi mesi.