Eroi tanto quanto i carabinieri. Se la terribile storia dello scuolabus di Crema, sequestrato con a bordo 51 alunni e poi incendiato, che da ieri rimbalza su tutti i giornali e telegiornali ha avuto un lieto fine, lo si deve a dei bambini lucidi e intraprendenti. In particolare due, Rami e Adam, 12 anni entrambi.

Armati di coraggio e di cellulare, sono stati loro a sventare l'attentato terroristico ordito da Ousseynou Sy, 46 anni, origini senegalesi e cittadinanza italiana dal 2004.

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L'autista che doveva riportarli dalla palestra alla scuola media Vailati di Crema, ha invece dirottato il bus sulla provinciale Paullese, in direzione dell'aeroporto di Linate, annunciando una strage, chiedendo a tutti di consegnare i telefoni affinché non potessero chiamare i soccorsi e spargendo benzina all'interno del mezzo. Ma qualcuno ha disobbedito agli ordini e ha sfidato il dirottatore riuscendo ad avvisare carabinieri e famiglie. Gesti eroici che hanno significato la salvezza di tutti.

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Bus dirottato, le chiamate dei bambini eroi al 112

Rami, tra tutti i 51 alunni delle due seconde medie della Vailati di Crema che ieri mattina erano a bordo dello scuolabus del terrore, è stato quello che più di tutti ha sfidato l'attentatore. Sy aveva minacciato tutti di morte e quando è stata la volta di Rami di consegnare il telefono, il piccolo ha detto che non l'aveva portato, mentre altri lo avevano nascosto.

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Cronaca Nera

Sy ha poi detto alle due professoresse e alla bidella a bordo di legare tutti con delle fascette da elettricista: operazione eseguita solo in parte. Così, mentre procedeva la folle corsa del bus, Rami, che ha origini egiziane, ha finto di pregare in arabo per chiamare il 112: voleva che si salvassero tutti, come poi ha raccontato a pericolo scampato. Ha chiamato due volte la polizia, tre volte i carabinieri e una volta suo padre.

Sullo Scuolabus dirottato, è iniziato un gioco di squadra tra compagni di classe: quando a Rami è caduto per terra il telefono, un compagno, Ricky, lo ha passato ad Adam, che ha telefonato alle forze dell'ordine e ai suoi genitori. Adam ha fatto tre chiamate: le prime due volte ha dovuto attaccare perché sembrava che l'autista lo avesse scoperto. Al carabiniere all'ascolto che, resosi conto della reale richiesta di aiuto, subito ha inviato una pattuglia.

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Il bambino di origine marocchina ha detto: "Signore non è un film, Qui possiamo perdere la vita in 50 ". E alla mamma: "Ci stanno uccidendo, aiutami". Le ha detto che li stavano portando in un posto sconosciuto. All'inizio la madre stentava a credergli per via dei suoi frequenti scherzi telefonici, ma poi parlandogli in arabo ha capito che l'allarme era vero.

Il gioco di squadra è proseguito anche quando i compagni si sono messi a vociare più rumorosamente perché l'autista non si accorgesse che qualcuno parlava a telefono.

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I bambini hanno cercato inutilmente di battere i pugni contro i vetri per farsi notare dagli automobilisti, o di indicare i numeri del 112 con le dita contro i finestrini, ma nessuno l'ha capito. Finché tre pattuglie dei carabinieri in un'operazione che il capo della Procura di Milano, Francesco Greco, ha definito da film, hanno inseguito, speronato, bloccato il mezzo, ed estratto la scolaresca sana e salva.

Bus dirottato, le 'giustificazioni' di Sy: bambini usati come scudo

L'uomo, con precedenti per guida in stato di ebbrezza e molestie sessuali, voleva compiere un gesto eclatante. Far parlare di sé in tutto il mondo. Lui che, separato da una moglie italiana e con due figli adolescenti, voleva fermare le stragi di migranti nel Mediterraneo, è accusato di tentata strage con finalità terroristica, oltre che di sequestro di persona e incendio.

Da stanotte si trova nel carcere milanese di San Vittore, sorvegliato a vista in un braccio speciale che ospita i sex offender. Interrogato, ha cercato di mitigare la portata del suo gesto contro le politiche migratorie italiane, dicendo che non voleva fare del male ai bambini. Ha sostenuto che voleva andare a Linate per prendere un aereo e tornare in Africa usando i piccoli ostaggi come scudo. Già alcuni giorni prima dell'azione premeditata, il dirottatore aveva inviato un suo video manifesto in Senegal che ora gli inquirenti stanno cercando di recuperare.

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