Lunedì Israele ha dato ufficialmente inizio alla demolizione di decine di case palestinesi che si trovano in un quartiere di Gerusalemme est. A detta delle autorità sioniste, questi edifici sono troppo vicini al confine, e perciò costituirebbero un pericolo per Israele.

I palestinesi hanno replicato sostenendo che si tratta di uno sconfinamento grave e ingiusto, giacché le abitazioni sono state costruite sul territorio palestinese. Questa zona della Cisgiordania è stata invasa nel 1967 da Israele, e da allora per la comunità internazionale quelle sono aree occupate.

La demolizione degli edifici palestinesi

Le demolizioni avviate chiudono a tutti gli effetti in modo unilaterale una battaglia legale durata per anni. La questione però sembra essere destinata ad alimentare ulteriori tensioni. Infatti quelle palazzine sono state edificate in prossimità del confine tra la città e la Cisgiordania occupata da Israele. Proprio quest'ultimo sostiene che le case siano state costruite troppo vicino alla barriera, mentre i palestinesi replicano che si trovano sul terreno della Cisgiordania e che l'Autorità Palestinese ha concesso loro i permessi di costruzione.

Secondo le informazioni diffuse dalle Nazioni Unite, circa 20 persone che vivevano in quegli appartamenti sono state sfollate, ma in tutto sarebbero 350 i proprietari delle abitazioni (alcune ancora in costruzione) coinvolti nella questione.

Gilad Erdan, ministro israeliano della pubblica sicurezza, è intervenuto sul tema. Ha affermato che la Corte Suprema israeliana ha stabilito che i palazzi sono illegali poiché: "Costituiscono una grave minaccia alla sicurezza e possono fornire copertura agli attentatori suicidi e agli altri terroristi che si nascondono tra la popolazione civile".

Hussein al-Sheikh, capo del dipartimento degli affari civili dell'Autorità Palestinese, ha invece definito a sua volta la demolizione di lunedì un "crimine" e ha richiesto un intervento internazionale. In conseguenza di quanto avvenuto, a Gaza i governanti di Hamas avrebbero chiesto di intensificare la "resistenza" al "progetto di insediamento sionista".

"L'aumento dei crimini dell'occupazione contro i residenti della città santa è il risultato del totale sostegno americano", ha poi dichiarato anche Hazem Qassem, portavoce del gruppo militante.

In sostanza, sembra sempre più prossimo un intenso inasprirsi delle tensioni.

La situazione di quei territori

Israele, durante la guerra del 1967, conquistò Gerusalemme est e la Cisgiordania. Ancora oggi, perciò, la comunità internazionale considera quelle regioni come territori occupati, e i palestinesi le rivendicano come parti del proprio (futuro) Stato indipendente.

Lo Stato israeliano in questi ultimi anni ha più volte ribadito l'annessione di Gerusalemme est, considerandola come propria capitale.

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Soprattutto su questo punto, però, non c'è un riconoscimento a livello internazionale. Inoltre ha anche eretto una barriera, e proprio da qui sono iniziate le suddette dispute.

Secondo Ir Amim, un gruppo di difesa israeliano che promuove l'uguaglianza e la convivenza nella città, Israele avrebbe anche intensificato le demolizioni di proprietà palestinesi a Gerusalemme est. Sarebbero state infatti abbattute 63 unità abitative nella prima metà di quest'anno, rispetto alle 37 dello stesso periodo dell'anno scorso.

I residenti palestinesi della zona affermano inoltre che è quasi impossibile ottenere un permesso di costruzione per loro da parte delle autorità israeliane.

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