Continua a 360 gradi l'inchiesta denominata Halycon, che in queste ultime settimane ha coinvolto le città di Palermo e Licata. Come si ricorderà, infatti, il 31 luglio scorso un'operazione della Dda del capoluogo siciliano portò all'arresto di ben sette persone, tutte accusate di aver aiutato in qualche modo la cosca mafiosa licatese. In particolare, un funzionario regionale, Lucio Lutri, secondo chi indaga si sarebbe messo a completa disposizione della criminalità organizzata locale.

Proprio in questo frangente sono arrivate le "sorprese", in quanto è risultato che quest'ultimo fosse gran maestro della loggia massonica "Pensiero e Azione", quest'ultima con sede in Palermo. Massone era anche un altro degli indagati, ovvero Vito Lauria, questi a capo dell'officina massonica denominata "Arnaldo da Brescia", la quale aveva la sua sede a Licata. In totale sono sette le persone finite sotto i riflettori degli inquirenti, per cinque di loro negli scorsi giorni è scattata la conferma del fermo.

Adesso la Procura sta proseguendo l'inchiesta e ogni giorno emergono sempre nuovi particolari. L'ultimo in ordine di tempo riguarda i rapporti con un istituto di credito.

Le intercettazioni

L'operazione scattata alla fine del mese scorso è stata portata a termine dai carabinieri del Ros i quali, dopo una delicata attività investigativa fatta anche di intercettazioni ambientali e telefoniche, hanno appurato le operazioni che tale sodalizio metteva in atto.

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Cronaca Nera Politica

Oltre ai meri favori personali, già illustrati in altri articoli sempre su questa testata, gli investigatori hanno anche scoperto che proprio il Lutri avrebbe aiutato un altro degli indagati a ripianare la propria situazione con l'istituto di credito. In particolare, i fatti si sono svolti ad Agrigento: questa persona indagata era molto preoccupata, e allo stesso funzionario regionale disse chiaramente che una dipendente della banca in questione stava dando in un certo "fastidio", in quanto gli avrebbe chiesto "un manicomio di cose".

Lo stesso Lutri a questo punto lo avrebbe tranquillizzato, dicendo che sarebbero arrivati a questa persona.

Proprio i carabinieri hanno appurato, sempre nel corso della stessa attività investigativa, che il 6 febbraio scorso il funzionario telefonava ad un altro massone di sua conoscenza, Luigi Miccichè, il quale è risultato dipendente proprio della banca a cui si era rivolto l'indagato. Il Micciché risulta anche gran maestro di un'altra loggia massonica, ovvero la "Concordia", quest'ultima con sede ad Agrigento.

Nel prosieguo della conversazione i militari dell'Arma hanno appurato che il dipendente in questione si sarebbe messo a disposizione per appianare la situazione bancaria dell'indagato presentato da Lutri.

I difensori degli indagati annunciano ricorso

Nel frattempo i legali che difendono le persone indagate hanno annunciato ricorso. Sicuramente nelle prossime settimane, ma anche già nei prossimi giorni, potrebbero emergere ulteriori particolari sull'inchiesta in questione, che è ben lungi dall'essere chiusa.

Dalle pagine online della testata giornalistica locale La Sicilia si apprende che il funzionario regionale avrebbe telefonato anche all'ex presidente della Banca di Credito Cooperativo di San Biagio Platani, per affrontare proprio la questione del debito contratto dal suo amico: anche questa persona, dai magistrati, è indicata come un appartenente alla massoneria.

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