"Brava mamma": ad acclamarla per la sua scelta di lasciarsi morire, sarebbero stati i figli e i parenti, le persone che dovrebbero desiderare più di tutte la sopravvivenza di un proprio caro. La fede ha battuto la medicina nella storia incredibile della donna 70enne che venerdì scorso ha rifiutato trasfusioni di sangue perché testimone di Geova. Il movimento religioso dei testimoni di Geova, impedisce questa pratica medica: l'adepta è morta a causa di una gastrite acuta sanguinante all'ospedale di Piedimonte Matese, in provincia di Caserta. A denunciare l'accaduto, è stato il chirurgo che avrebbe potuto salvare la paziente, se solo lei gliel'avesse permesso.

La denuncia via social del chirurgo

Un post amaro, l'ha scritto Gianfausto Iarrobino, primario nel reparto di Chirurgia Generale dell'ospedale di Piedimonte Matese. Il medico con esperienza trentennale, aveva in cura la donna che, irremovibile, pur di non tradire il suo credo religioso, ha scelto di lasciarsi morire. "È la prima volta che rimango impotente contro una decisione drastica di una mia paziente che per motivi religiosi rifiuta le cure e muore", ha scritto nel suo sfogo via Facebook il chirurgo.

La paziente è deceduta per un'emorragia causata da una gastrite particolarmente aggressiva: sarebbe viva, se avesse accettato di sottoporsi a trasfusioni di sangue, ma così non è stato. "L'avrei salvata di certo, ma ha rifiutato ed è morta", annota frustrato il chirurgo. Una scelta in nome della religione avallata dai parenti della donna, persino dai tre figli che, stando al racconto del chirurgo, avrebbero encomiato il comportamento della madre: scegliendo la morte, avrebbe dato una 'lezione' a tutti, a cominciare dai medici.

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Cronaca Nera Salute

A conclusione del suo post di denuncia, Iarrobino si chiede come sia possibile che ancora oggi una religione permetta un suicidio, e come sia potuto accadere che un medico come lui, deputato a salvare vite in base al giuramento d'Ippocrate, invece abbia dovuto di fatto garantire quello che definisce un suicidio assistito. L'accaduto evidenzia la delicatissima questione del fine vita e dello scontro tra la volontà del paziente e l'obbligo del medico, proprio quando, dopo la vicenda Dj Fabo Cappato, con sentenza storica, la Cassazione ha aperto al suicidio assistito giudicando non punibile chi, a certe condizioni, agevoli il proposito di un malato di lasciarsi morire.

La versione dei figli

Sono pronti a denunciare i medici. I figli della donna sostengono che la madre, dopo aver dichiarato dal suo ingresso in ospedale di non poter accettare trasfusioni di sangue per motivi religiosi, avrebbe chiesto cure alternative che non le sarebbero state fornite. "Siamo nel terzo millennio, facciamo tanto per salvare le persone affette da patologie neoplastiche che ci chiedono di vivere anche un giorno in più, ed è assurdo e stupido rinunciare alla vita per una semplice trasfusione che può consentire di vivere ancora tanti anni e bene", ha detto il chirurgo intervistato al Tg1.

"Nostra madre amava la vita, aveva solo chiesto terapie alternative alle trasfusioni", replicano i figli che attribuiscono la responsabilità del decesso della madre alle cure sbagliate e tardive dei medici.

I parenti contestano che non siano state fatte indagini strumentali "per trovare il luogo esatto dell'emorragia, così da fermarla il prima possibile". I medici si sarebbero limitati a chiedere insistentemente di praticare l'emotrasfusione.

"Ma a cosa sarebbe servita se il problema di fondo era la perdita di sangue?". Infine, avrebbero dato alla paziente farmaci per alzare l’emoglobina solo dopo due giorni su richiesta insistente dei parenti.

Il chirurgo per i familiari, avrebbe fatto affermazioni "palesemente false". Iarrobino parla di vicenda senza precedenti: in un caso, il paziente testimone di Geova non aveva compiuto 18 anni e, tramite l'autorizzazione del tribunale dei minori, fu salvato. In un altro, il paziente non era cosciente, e quindi non c’era l’espressa volontà del ricoverato di rifiutare le cure. La scorsa settimana, a Legnano, era dovuta intervenire la Procura dei minori per sospendere temporaneamente la potestà dei genitori e consentire ai sanitari di operare una bambina al cervello, autorizzando una trasfusione, di cui poi non c’è stato più bisogno.

Testimoni di Geova, il perché di un rifiuto

I testimoni di Geova interpretano alla lettera alcuni passi della Bibbia, sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, aggrappandosi alle citazioni di Genesi, Levitico, Atti e Deuteronomio, dove si dice di astenersi dal sangue per motivare il loro rifiuto delle trasfusioni, in base all'idea che il sangue contenga la vita. Tuttavia, lo stesso rigore non vige a proposito dei trapianti di altri tessuti o di interi organi. Invocano una chirurgia senza sangue e l'Europa sta lavorando ormai da tempo per riuscire a trovare una soluzione a questa annosa questione e diverse contromisure sono già state apportate. Delle linee guida, in tal proposito, sono già state pubblicate nel 2017 e il lavoro delle varie commissioni è ancora in corso.

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