Una battaglia breve e violenta, forse in seguito ad un agguato, è avvenuta pochi giorni fa all'interno della riserva di Araribóia nella Foresta Amazzonica. Si sono scontrati tra loro un commando di taglialegna ed alcuni “Guardiani della foresta”, gruppi organizzati di indios che le comunità locali hanno costituito per pattugliare la zona, dopo che lo Stato brasiliano ha iniziato a mostrare disinteresse per quel che accade in quelle aree.

Il nemico principale degli indigeni è costituito proprio dalle bande di taglialegna, che raggruppano mercenari, criminali e sbandati. Da qualche tempo si sono riversate in quelle province, anche per effetto del disinteresse verso le politiche di tutela ambientale da parte del presidente Bolsonaro. Al termine degli scontri è rimasto a terra un giovane leader degli indigeni di Araribóia, località nella regione di Bom Jesus das Selvas, presso lo stato di Maranhão, nel nord del Brasile: la vittima è Paulo Paulino della tribù dei Guajajara.

Gli scontri nella Foresta Amazzonica

A darne notizia sui social è stata Greenpeace, che ha ricordato come il giovane deceduto fosse entrato da alcuni mesi tra i volontari che svolgono un lavoro di sorveglianza, protezione e cura delle aree verdi, attività che in realtà dovrebbe essere di competenza dello Stato centrale.

A quanto pare nell’attacco è rimasto gravemente ferito anche il leader indigeno Laercio Souza Silva, sempre della tribù dei Guajajara, mentre un taglialegna risulterebbe disperso.

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Cronaca Nera Ambiente

Sono ormai all’ordine del giorno in Amazzonia gli scontri tra gli indios e i gruppi organizzati che tentano di accaparrarsi tutte quelle zone di foresta che la Costituzione del Brasile affida alle tribù indigene: in ballo ci sono affari per miliardi di dollari che non riguardano solamente lo sfruttamento intensivo delle terre da disboscare e trasformare in campi coltivati, ricavando anche ingenti quantitativi di legname da esportare.

Infatti in quelle aree si sono sviluppate anche altre attività criminali, come il narcotraffico e le estorsioni, con veri e propri pizzi da pagare e tasse illegali per poter attraversare determinati territori.

Altri indigeni assassinati in Colombia

In quella zona di confine, non è solo il Brasile ad essere interessato da questo fenomeno. Solo alcuni giorni fa,nella regione della Cauca in Colombia sono stati ammazzati cinque indigeni che partecipavano ad una commissione governativa costituita per svolgere alcuni rilievi propedeutici alla costruzione di una serie di infrastrutture .

Ad uccidere gli indios, che sarebbero stati anche torturati, sarebbe stato uno dei tanti Geo, i gruppi armati organizzati che, dopo la guerra, non hanno aderito all’accordo di pace siglato nel Paese nel 2016. Altri due leader della comunità locale erano stati trucidati il 29 ottobre, sempre in quell’area, un cruciale corridoio di transito per il traffico di coca e marijuana verso il Centro America e gli Stati Uniti.

Per il governatore del Cauca, Óscar Rodrigo Ocampo, dietro quest’ondata di delitti ci sarebbe il narcotraffico: “La situazione è molto diversa dal conflitto che abbiamo vissuto negli ultimi 52 anni – ha spiegato alla radio – le bande di assassini operano con una ferocia mai vista prima verso i civili; questo ci preoccupa molto”.

Di fronte ai timori della popolazione che reclama maggiore sicurezza, il presidente Iván Duque ha inviato sul posto il ministro degli Interni e 300 tra soldati e uomini dei corpi speciali, per cercare di arginare le violenze.

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