La bicicletta ai tempi del coronavirus. Sembra il titolo di un film o di una saga cinematografica, in realtà l'espressione esprime al meglio i diversi punti di vista provenienti da tutta Europa e relativi alla possibilità-necessità di utilizzare la bicicletta per potersi spostare. Ogni nazione mostra la sua visione e il dibattito al riguardo appare più acceso che mai.

Quel che è certo è che una volta usciti dalla pandemia in molti potrebbero provare una sorta di senso di 'disgusto sanitario' a tornare a prendere i mezzi pubblici, luogo dell'assembramento selvaggio per eccellenza. Meglio dunque iniziare sin da subito a diventare cultori delle due ruote, ne va della nostra Salute e di quella altrui.

Questa corrente di pensiero è molto attiva in Germania, dove il Ministro della Salute Jens Spahn, come riportato anche dal Der Spiegel, ha invitato già adesso i suoi connazionali a usare le biciclette per andare al lavoro in luogo del classico trasporto pubblico. A fargli eco il noto pneumologo teutonico Michael Barczok, che ha dichiarato come la possibilità di inalare il Covid-19 sia “zero”.

In Italia numerosi episodi spiacevoli per chi utilizza le biciclette

A fare il punto sulla situazione italiana invece Il Sole 24 Ore, che ha tracciato un quadro molto dettagliato: in Italia, come noto al momento, l'utilizzo della bicicletta non è del tutto vietato. Non esiste di fatto un diniego assoluto circa il suo utilizzo, ma il mezzo può essere usato al solo scopo utile di recarsi al lavoro o per spostamenti di assoluta necessità.

Il punto è che in Italia, purtroppo, pare si sia diffusa una certa intolleranza verso l'utilizzo del mezzo: più di un ciclista ha infatti raccontato di essere stato subissato di insulti per strada solo perchè si trovava in sella alla propria bicicletta, con i passanti di turno ad ignorare che il mal capitato si stava recando a lavoro, magari per motivi di urgenza indifferibili.

La recente chiusura di diversi tratti di percorsi ciclabili e ciclo-pedonali offre comunque uno spaccato interessante della situazione italiana: andare in giro a passeggiare o risvegliarsi muscolarmente no, recarsi a lavoro o andare a far la spesa si.

Il Ministro della Salute Spahn: 'Usate la bicicletta'

Detto del caso tedesco, appare interessante come anche in Italia il parere teutonico non sia passato inosservato. Il pensiero di Barczok ('Il rischio di inalare il Covid-19 è 0') è stato infatti ripreso dal CT della Nazionale azzurra di ciclismo Davide Cassani, che ha invitato ad una seria riflessione al riguardo: i polmoni di chi pedala appaiono infatti più “performanti”, meglio ventilati e dunque maggiormente capaci, in linea teorica, di sopportare anche l'eventuale peso di una malattia. Andare in bici non rappresenta certo un mezzo anti-contagio, sia chiaro, ma appare un esercizio interessante fra quelli al momento consentiti per tenersi in debita forma e provare a mantenere il proprio corpo più pronto in caso di particolari stress fisici.

E nel resto d'Europa? In Svizzera, ad esempio, c'è da registrare l'opinione del dottor Christian Garzoni che, fatta salva la possibilità legata al rischio di incorrere in un trauma, non ritiene possibile che una persona che vada in bicicletta si possa infettare: secondo Garzoni è comunque da evitare il parlare con altri ciclisti, la cosa comprometterebbe la necessità di rispettare la distanza di un metro.

Anche in Danimarca l'invito del Governo è quello di evitare ove possibile i mezzi pubblici e di andare a piedi o in bicicletta. In Olanda la Sindaca di Amsterdam Femke Halsema ha similmente raccomandato di non affollare i mezzi pubblici, spingendo invece per l'uso della bicicletta. Interessante al riguardo la scelta del Sindaco di New York Bill De Blasio, che ha deciso che i negozi e i centri di revisione per biciclette della Grande Mela non devono essere chiusi per offrire un servizio utile alla comunità.

Insomma gli sponsor delle due ruote sono cresciuti in tutto il mondo, a pandemia superata il piacere di un giro in bici sarà doppio.

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