Sale la tensione nel Mediterraneo orientale. Il motivo del contendere sono i giacimenti di gas e petrolio presenti in una zona sottomarina contesa tra Grecia e Turchia. Dopo la collisione di qualche settimana fa tra una fregata turca ed una greca che aveva fatto emergere la crisi tra i due paesi, è giunta anche una dichiarazione del vicepresidente turco Fuat Oktay. Questi ha affermato che l'incremento dei confini delle acque territoriali intorno alle sue isole - votato dal parlamento greco - da 6 a 12 miglia, può rappresentare motivo di guerra.

Le esercitazioni militari e i presunti interessi degli altri paesi

Ma la partita non sembra essere solo a due. Ci sono infatti diversi interessi in ballo sia di ordine economico che geopolitico. Grecia, Francia, Italia e Cipro da una parte e Turchia e Usa dall'altra già da alcuni giorni stanno tenendo delle esercitazioni militari proprio lungo il Mediterraneo orientale.

Il ruolo dell'Italia al momento non risulta ancora chiaro. Il nostro paese sta prendendo parte all'esercitazione militare con Francia, Grecia e Cipro (denominata Eunomia) con la nave Durand de la Penne. L'imbarcazione, durante lo spostamento al largo di Cipro, ha svolto anche un'attività di addestramento definita di "passaggio" con la Marina turca.

Probabilmente dietro questo doppio impegno apparentemente contraddittorio si cela la volontà italiana di evitare una rottura interna alla Nato.

Anche Israele ed Egitto sono coinvolti nella vicenda, essendo aspiranti potenze energetiche in grado di rifornire il mercato europeo e di presentare un'alternativa strategica al gas russo.

Le cause della crisi e i tentativi di mediazione

Le ragioni della crisi affondano già nei mesi precedenti: risale al novembre del 2019 la firma di un accordo tra Ankara e il Governo di accordo nazionale (Gna) della Libia di al Sarraj - sostenuto dall'Onu - con il quale la Turchia si era assicurata un confine marittimo più esteso in previsione delle ricerche e delle eventuali estrazioni di idrocarburi.

Ma all'inizio di agosto Grecia ed Egitto hanno raggiunto un'intesa che di fatto è andata a sovrapporsi a quella stipulata da Turchia e Libia.

I tentativi della Germania di fare da mediatrice finora non hanno avuto successo. Il presidente turco Erdogan ha lasciato intendere alla cancelliera Merkel di essere pronto a non frenare più i flussi migratori verso l'Europa qualora gli interessi del suo paese dovessero essere ostacolati.

La posizione francese contro la Turchia

Se la Germania sta cercando di gettare acqua sul fuoco, la Francia di Macron invece sta assumendo sempre di più una posizione di appoggio alla Grecia. Il conflitto libico - che sulla carta parrebbe estraneo alle tensioni nel Mediterraneo orientale - in realtà rischia di avere dei risvolti su questa vicenda.

La Francia sostiene politicamente in Libia il generale Haftar, nemico di al Sarraj appoggiato a sua volta dalla Turchia.

Dunque sembra essere in Libia l'altra sponda di questa contrapposizione per il controllo delle fonti energetiche. Il presidente Erdogan è ormai ai ferri corti sia con la Grecia che con la Francia.

Molte diplomazie europee sono al lavoro per provare a ricomporre la questione. Anche Papa Francesco, preoccupato per quanto sta accadendo, ha lanciato da Piazza San Pietro un invito alla calma e alla prevalenza della ragione sull'uso della forza.

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