Con il titolo Caravaggio. Il contemporaneo parte il 9 ottobre e si protrarrà fino al 4 dicembre a Rovereto, presso il Mart (Museo di Arte Moderna e Contemporanea), una mostra ideata e fortemente voluta dal presidente Vittorio Sgarbi. Dopo un lungo braccio di ferro con il comune di Siracusa, che ha cercato di impedire il trasferimento dell'opera, Il Seppellimento di Santa Lucia, il capolavoro siciliano più antico di Caravaggio datato 1608, è giunto in questi giorni in Trentino e sulle rive dell'Adige riverbera i suoi altissimi messaggi spirituali in un dialogo affascinante con la contemporaneità; l'esposizione prevede infatti anche opere di Albero Burri e sezioni fotografiche dedicate a Pier Paolo Pasolini.

Un confronto apparentemente azzardato eppure nella sostanza molto fondato; nelle forme che si sgretolano del dipinto caravaggesco si possono individuare infatti stilemi espressivi vicini all'Informale tipico dell'estro creativo di Burri; mentre negli ideali, nei percorsi e nelle scelte di vita di Pasolini sono evidenti le affinità con il destino e la vita rocambolesca del Caravaggio.

Storia di un capolavoro del seicento a dialogo con il contemporaneo

Collocato abitualmente sull'altare maggiore della Basilica di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa, nel luogo in cui si pensa che la Santa fu martirizzata e sepolta, questo dipinto fu realizzato da Caravaggio in una fase di intenso tormento interiore.

Arrivato in Sicilia in fuga da Malta, condannato alla decapitazione per omicidio commesso nel suo soggiorno romano, l'artista concepì il suo capolavoro avvolto dalla paura incombente della morte e dal desiderio forsennato di sfuggirla. I due terzi della tela sono occupati da uno spazio che ricorda le antiche latomìe, luoghi lugubri di fatica, dolore e tortura, rocce fredde, spoglie, riecheggianti grida, ed è lì, nella penombra della volta dai colori cupi, che i personaggi, anzitutto la Santa distesa a terra, sembrano perdere di consistenza corporale illuminati da una luce che è salvezza, miracolo.

Da questo rivoluzionario modo di rappresentare la Santità, priva degli orpelli tipici del manierismo seicentesco, da questa rappresentazione spoglia, carica di spiritualità e allo stesso tempo informale, deve essere nata l'idea di Vittorio Sgarbi di accostare mondi tanto lontani nel tempo, ma vicini nel messaggio.

L'Osservatore in questo percorso diventa protagonista delle opere, vibrante di emozioni, così come voleva Caravaggio, coi suoi personaggi tanto vicini alla gente comune; come voleva Burri coi suoi tagli infuocati sulla materia che si sgretola, come desiderava Pasolini nel dare rappresentazione e voce all'emarginazione, agli ultimi, ai reietti.

Burri e Caravaggio legati da una ferita

Seguendo questo solco emotivo e concettuale che si sostanzia di toni, materiali ed atmosfere, accanto a Caravaggio i visitatori potranno ammirare opere di Alberto Burri come un monumentale 'Ferro', proveniente dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, uno squarcio, una ferita che evoca quella inferta alla gola della Santa; per arrivare fino alla ferita del terremoto del Belice del 1968, sul quale Burri stese il suo 'sudario' di cemento, il 'Cretto di Gibellina', opera presente alla mostra con stupendi scatti fotografici di Massimo Siragusa.

La Sicilia, terra di grandi ispirazioni e drammi, squarci e tormenti, è dunque un altro punto d'incontro tra i due artisti.

Pasolini e Caravaggio una corrispondenza intellettuale

La mostra propone anche la corrispondenza intellettuale tra Caravaggio e Pier Paolo Pasolini attraverso tre opere di Nicola Varlato, create appositamente per questa esposizione, in cui il poeta friulano viene rappresentato come un'icona contemporanea. Tantissime sono le affinità tra i due artisti a partire dall'approccio crudo alla realtà ed alla sua rappresentazione, fino all'attenzione per le tipologie umane più emarginate e sofferenti, per finire alle rispettive vite segnate da scandali, eresie, problemi con la giustizia e morti premature.

In questa atmosfera vibrante ed intensa non sarà difficile per il visitatore percepire un trait d'union tra il martirio della Santa e quello di Pasolini, il suo corpo straziato presente con alcune foto del suo privo di vita. Il percorso della mostra si chiude con cinque ritratti fotografici del poeta friulano poche settimane prima della sua morte violenta per omicidio, opere di Dino Pedriali.

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