La Procura di Enna ha ipotizzato che il padre del bimbo di una ragazza disabile in attesa, ospite della struttura Oasi di Troina, potrebbe essere un operatore sanitario di 39 anni dipendente della stessa. La giovane affetta da gravi disabilità e positiva al coronavirus, sarebbe rimasta incinta durante il lockdown, probabilmente in seguito agli abusi da parte dell'uomo, che si trova in stato di fermo dal 7 ottobre. La paternità è confermata dall'esame del Dna disposto dai magistrati, che ha rilevato una compatibilità del 99,9%.

La disabile sarebbe stata abusata più volte

Al fine di fare chiarezza su quest'episodio di presunta violenza verificatosi all'interno della struttura di Enna, gli inquirenti hanno richiesto il test del Dna per comparare il materiale biologico del 39enne e quello del feto.

Un'altra comparazione verrà effettuata al momento della nascita del bambino, estraendo del Dna per appurare se l'operatore sanitario sia effettivamente il padre del bambino. Secondo le indagini della Procura guidate da Massimo Palmeri, l'esito di quest'analisi consentirebbe allo stato attuale "di escludere la responsabilità di altri soggetti" e rafforzerebbe l'ipotesi che la disabile sia stata abusata più volte. Teoria avvalorata anche dal parere dei ginecologi che l'hanno visitata, i quali reputano "altamente improbabile" si sia trattato di un solo rapporto. La giovane sarebbe stata esaminata anche da una neuropsichiatra e una psicologa, le quali sostengono che non potrebbe essere consenziente, in quanto risponderebbe a fatica ai bisogni primari.

Tesi confermata anche da Michelangelo Condorelli, direttore della struttura che la ospita, il quale ha affermato: "Non ha percezione anche se sente i movimenti del bimbo, non riesce a capire e neanche riesce a farsi capire".

Gli inquirenti stanno ancora indagando per valutare se il 39enne abbia assistito altre ospiti della stessa struttura, abusando di loro.

Il lavoro svolto dagli inquirenti

Le indagini erano partite l'11 settembre scorso, quando l'avvocato della famiglia della disabile aveva inoltrato una denuncia formale alla Procura di Enna, perché la giovane era in stato interessante, sottolineando che la stessa è affetta da una grave patologia correlata a una rara malattia genetica.

Sulla base di quanto asserito dagli inquirenti, pochi giorni prima della denuncia, dalla struttura avevano fatto sapere ai parenti che la ragazza era incinta e loro, considerate le condizioni della disabile, avevano subito sospettato si trattasse di violenza.

Successivamente, la Procura ha raccolto le testimonianze dei famigliari "tracciando sin da subito una prima ipotesi investigativa poi confermata dalle successive indagini". Inoltre, pare che l'uomo si trovi attualmente in carcere, con l'accusa di violenza aggravata ai danni di una donna disabile nel momento in cui gli era stata affidata.

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