Alla fine ha confessato: è stato arrestato il responsabile di abusi ai danni di una giovane ricoverata in un centro specializzato per persone con disagi psichici, in provincia di Enna. Si tratterebbe di un operatore sanitario con il compito, durante il periodo del lockdown, di accudire la ragazza, che era risultata positiva al coronavirus. L’uomo, un 39enne sposato e con due figli, è accusato di violenza carnale aggravata dal fatto che la vittima, rimasta incinta, fosse una disabile a lui affidata. Infatti in quei giorni la struttura, l’Oasi di Troina, era isolata in quanto “zona rossa” a causa di un focolaio della pandemia sviluppatosi al suo interno, in seguito al contagio di 162 persone, tra dipendenti e ricoverati.

La confessione sarebbe arrivata al termine di un lungo interrogatorio che ha portato i pm Stefania Leonte e Orazio Longo a chiedere l’arresto dell'operatore sanitario.

La indagini che hanno portato all’arresto dell’operatore sanitario

Le indagini su quanto accaduto all’Oasi di Troina sono partite lo scorso 11 settembre, dopo la denuncia da parte dell’avvocato che rappresenta la famiglia della giovane, affetta da gravi patologie dovute a una rara malattia genetica. I genitori della ragazza hanno raccontato agli uomini della Squadra mobile che il personale del centro li aveva da poco informati della gravidanza della figlia. Inizialmente nessuno all’interno della struttura si era accorto di quanto accaduto: tutti attribuivano l’aumento di peso della paziente all’assunzione dei farmaci o al fatto che durante il lockdown i degenti fossero liberi di mangiare di più.

Ma, dopo 25 settimane di gestazione, era apparso chiaro a tutti che la giovane aspettasse un bambino.

L’interrogatorio dell’operatore sanitario

Nel corso delle indagini sono state effettuate decine di audizioni e numerosi prelievi di campioni di saliva, per ottenere il Dna di tutti coloro che potevano accedere all’Oasi di Troina in quei giorni.

Mercoledì mattina si è svolto l’interrogatorio dell’operatore sanitario che lavora nel centro da due anni. Il 39enne, che non ha precedenti penali, è apparso sin dall’inizio molto nervoso. Nei mesi del lockdown l’uomo ha continuato a lavorare nella struttura, occupandosi proprio del reparto all’interno del quale erano stati concentrati, per sopperire alla mancanza di personale, tutti gli ospiti che erano risultati positivi al coronavirus.

La confessione dell’operatore sanitario e le reazioni all’Oasi di Troina

Al termine di un lungo interrogatorio l’operatore sanitario avrebbe confessato: durante una nottata passata a lavorare nella struttura, il 39enne avrebbe approfittato della temporanea assenza dell’infermiere che era con lui per compiere gli abusi sulla ragazza, che conosceva già da tempo. Le indagini dovranno ora chiarire se qualcun altro sapeva dell’accaduto e ha taciuto per coprire il responsabile.

Nel frattempo l’Oasi di Troina ha espresso la piena fiducia nell’operato della magistratura: in una nota i responsabili del centro specializzato hanno annunciato che prenderanno immediatamente provvedimenti contro il dipendente.

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Inoltre l’istituto si costituirà parte civile al processo sull'accaduto, anche a nome di tutto il personale che svolge responsabilmente il proprio lavoro nella struttura.

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