Donatella Di Bona è stata condannata dal Tribunale di Cassino a 30 anni di reclusione per l'omicidio volontario aggravato del figlio di due anni e mezzo, Gabriel Feroleto. Il 17 aprile 2019 a Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone, la donna soffocò e uccise il bambino la cui colpa sarebbe stata quella di aver disturbato con il pianto un momento d'intimità in auto tra lei e il suo amante, nonché padre del piccolo, Nicola Feroleto. L'uomo, che all'epoca dei fatti era sposato e aveva un'altra famiglia, anche lui in carcere per l'omicidio del figlio, è in attesa di giudizio.

Donatella Di Bona, quando uccise era capace d'intendere e volere

La sentenza a carico di Donatella Di Bona, oggi 30enne, è stata emessa lo scorso giovedì 12 novembre dal Gup del Tribunale di Cassino, Domenico Di Croce, dopo due ore di Camera di Consiglio. Il giudice ha accolto la tesi dell'accusa che aveva chiesto il massimo della pena e ha condannato la mamma a 30 anni di reclusione per l'omicidio del figlio.

Il procedimento si è svolto con rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica, come richiesto dall'imputata che ha assistito al suo processo in videoconferenza dalla sezione femminile del carcere romano di Rebibbia dove è reclusa da oltre un anno. La difesa di Donatella Di Bona aveva chiesto l'assoluzione dell'assistita perché incapace di intendere e volere al momento dell'omicidio e, in subordine, la modifica del capo d'imputazione da omicidio volontario a colposo.

In sede di perizia, alla mamma assassina era stata riconosciuta sì una limitazione di tipo cognitivo, ma non sufficiente a intaccare la sua capacità d'intendere e volere.

Donatella Di Bona, rea confessa e accusatrice dell'ex

La madre, rea confessa dell'omicidio del figlio di due anni, non ha pianto neanche una lacrima quando lo scorso 9 ottobre, nell'aula di Corte d'Assise del Tribunale di Cassino, ha ricostruito con precisione cosa accadde il pomeriggio del 17 aprile 2019, come e perché si trasformò in pochi istanti da madre che avrebbe dovuto proteggere il figlio da tutto e tutti, in assassina.

Gabriel, che si trovava con i genitori nell'auto del padre ferma in un campo vicino casa di lei in località Volla, lamentandosi avrebbe interrotto le effusioni tra i genitori amanti.

Nella sua deposizione di oltre due ore, Donatella Di Bona ha rivelato di essersi scagliata contro il figlio, di avergli premuto una mano contro naso e bocca e di non aver mollato la presa mentre Gabriel puntava i piedini per non essere soffocato.

Infine, ha riferito di avergli stretto un calzino intorno al collo. Quando poi non si muoveva più, "Nicola lo ha preso e l'ha buttato tra i rovi".

Nella confessione, Donatella Di Bona, oltre a non escludere mai la presenza di Feroleto in quel drammatico pomeriggio, si è trasformata in accusatrice dell'ex. Coperta da un paravento, davanti al presidente della Corte e alla giuria popolare, ha riferito: "Lui, quando uccidevo Gabriel, è rimasto a guardare, e poi mi ha detto che dovevo prendermi la colpa io, altrimenti mi avrebbe ucciso". Feroleto avrebbe voluto consumare un rapporto intimo, lei sarebbe stata indisposta. "Si è arrabbiato, e quando Gabriel ha iniziato a piangere mi ha ordinato di farlo stare zitto", ha riferito in aula.

Processo con rito ordinario per Nicola Feroleto

La sentenza nei confronti di Nicola Feroleto, processato, invece, con rito ordinario, è attesa per venerdì 20 novembre: a decidere saranno i giudici popolari e i componenti della Corte d'Assise presieduta dal giudice Donatella Perna. Nella requisitoria che si è svolta lo scorso 13 novembre, la pm Valentina Maisto ha chiesto la condanna all'ergastolo dell'imputato. La pm ha ricostruito gli ultimi istanti della vita del piccolo Gabriel chiarendo che, in base alle risultanze investigative, il piccolo viveva con la madre e la nonna e sarebbe stato un bambino non voluto da nessuno, costantemente maltrattato, picchiato dal padre del quale aveva terrore. Quel giorno in auto con i genitori, avrebbe pianto dopo essere stato preso a ceffoni e pugni sulla testa proprio da Nicola Feroleto.

Dopo l'omicidio, il padre si dileguò. Donatella Di Bona, invece, tornò a casa a piedi con il figlio morto in braccio, sostenendo che Gabriel sarebbe stato investito da un'auto pirata. Ma dopo poco, incalzata dai carabinieri, la donna crollò e confessò il delitto. A seguire, in tempi record, gli investigatori arrestarono Feroleto anche grazie a un'intercettazione ambientale. Conteneva il dialogo tra lui e la compagna ufficiale nel quale l’uomo le chiedeva di mentire sull’orario della sua presenza in casa il giorno dell’omicidio di Gabriel e fornirgli un alibi. Cosa che la compagna non fece.

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