Lo scorso 25 novembre è stata la giornata per la sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, un fenomeno purtroppo ancora molto diffuso in Italia. Nonostante le tante iniziative prese, però, le violenze sembrano continuare. Una delle ultime, in ordine di tempo, è avvenuta a Montesilvano, città di 54 mila abitanti in provincia di Pescara. Qui, infatti, una donna ha deciso di denunciare il compagno, che da un anno le praticava ripetute violenze fisiche e psicologiche. Dal racconto effettuato dalla donna alla polizia è emerso che, dopo una delle tante aggressioni, la donna, al quinto mese di gravidanza, ha perso anche il figlio che teneva in grembo.

Per la donna il calvario inizia a fine 2019

Il calvario fatto di violenze e soprusi, per la donna, inizia alla fine del 2019 ed è andato avanti per quasi un anno, fino allo scorso ottobre, quando la donna ha deciso di denunciare il compagno. In quell'occasione, infatti, la donna aveva subito l'ennesimo sopruso di fronte al proprio padre, un anziano signore che aveva scelto di trasferirsi per qualche giorno a casa della figlia con l'obiettivo di proteggerla. Da allora la ragazza ha incominciato a capire che quell'uomo che ripetutamente le praticava violenza, non provava davvero un sentimento d'amore per lei. Così ha iniziato a temere per la propria vita e, per questo, ha scelto di recarsi alla polizia per chiedere aiuto e raccontare tutto ciò che avveniva.

Gli agenti erano già a conoscenza, almeno in parte, della situazione della coppia: la donna, infatti, aveva già sporto diverse denunce contro il compagno (un tossicodipendente), per poi però ritirarle. La scorsa primavera, a causa di un'aggressione, la donna riportò la frattura delle ossa nasali e un trauma cranico-facciale che la costrinsero a un ricovero in ospedale.

Durante l'anno di violenza la donna ha perso il figlio

Inizialmente, in tale ricovero, la donna aveva deciso di coprire il compagno comunicando ai medici di essersi ferita accidentalmente dopo una caduta domestica. Anche durante il ricovero, l'uomo la minacciava e offendeva. Come già detto in precedenza, dopo una serie di denunce ed esposti, prima fatti e poi ritirati, a ottobre la donna ha trovato finalmente il coraggio di raccontare tutto agli agenti.

Durante tali racconti, è emerso anche che, nei mesi passati, la donna era stata costretta a un aborto in seguito a un'aggressione subita. All'epoca era incinta di cinque mesi. Le indagini sono allora partite fino allo scorso 25 di novembre, quando il Tribunale di Pescara ha disposto (su richiesta della Questura) il divieto di avvicinamento per l'uomo a quella che, oggi, è la sua ex compagna. Nel provvedimento, inoltre, è esplicitamente precisato che, qualora l'uomo non rispettasse le prescrizioni, scatterebbero delle misure maggiormente coercitive che potrebbero anche tradursi in una custodia cautelare in carcere.

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