La Corte di Cassazione ha assolto il colonnello dei carabinieri Lorenzo Sabatino, chiudendo così il procedimento giudiziario che lo vedeva coinvolto nell’inchiesta sui depistaggi collegati alla morte di Stefano Cucchi. Il geometra romano, 31 anni, morì il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma, una settimana dopo essere stato arrestato.

Nei precedenti gradi di giudizio, Sabatino era stato condannato dalla Corte d’Appello della capitale a un anno e tre mesi di reclusione con l’accusa di depistaggio. Nel processo erano stati coinvolti anche altri militari dell’Arma, chiamati a rispondere, con contestazioni diverse, di reati come falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia, legati alla gestione delle informazioni successive all’arresto e alla morte di Cucchi.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dalla difesa del colonnello, condividendo la linea della procura generale. Quest’ultima aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della condanna pronunciata in appello, sostenendo che i fatti contestati non configurassero un reato.

Secondo il procuratore generale, la decisione della Corte d’Appello presentava criticità nelle motivazioni ed era caratterizzata da passaggi giudicati incoerenti. Proprio per questo era stata definita “contraddittoria e illogica”, valutazione che i giudici della Cassazione hanno ritenuto fondata arrivando all’assoluzione definitiva del militare.

Le posizioni degli altri imputati

Diversa la decisione per gli altri carabinieri coinvolti nel procedimento.

I ricorsi presentati da Francesco Di Siano e Luca De Cianni sono stati respinti: restano quindi confermate le condanne rispettivamente a dieci mesi e a due anni e mezzo di reclusione.

La Cassazione ha invece dichiarato inammissibili i ricorsi di Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo. Per questi ultimi, già nei precedenti gradi di giudizio, la Corte d’Appello aveva riconosciuto che i reati contestati erano ormai prescritti.

Il commento di Ilaria Cucchi

In un post su Facebook, Ilaria Cucchi scrive: "Si chiude un capitolo. Dopo 16 anni di battaglie giudiziarie, alcuni dei quali in salita per responsabilità di coloro che, con Stefano ancora da seppellire, stavano già mettendo in piedi i falsi e i depistaggi.

Falsi e depistaggi oggi definitivamente riconosciuti dalla Suprema Corte di Cassazione, tra condanne confermate e chi si è salvato grazie alla prescrizione. Capiremo poi dalle motivazioni le ragioni di un annullamento senza rinvio, che è un fatto non così frequente.

Quello che conta ora è che a nessuna di queste persone sia mai più consentito di indossare una divisa né tanto meno di fare carriera.
Si chiude una parte della nostra vita fatta di impegno e anche tanto dolore. Siamo partiti in quattro e siamo rimasti in due. Per questo oggi il nostro pensiero va a papà Giovanni e mamma Rita, che in quelle aule di tribunale abbiamo visto ammalarsi per poi, di quella sofferenza, morire. È la nostra vittoria contro l’arroganza del potere. E la dimostrazione che era giusto crederci, nonostante il prezzo altissimo che le nostre vite hanno dovuto pagare. Ma non siamo mai stati soli.
Il risultato di oggi è merito della Procura di Roma, della serietà e dell’impegno del Pubblico ministero Giovanni Musarò e del Procuratore generale Tomaso Epidendio. E con loro, vogliamo ringraziare Cittadinanza Attiva, che in tutti questi anni è sempre rimasta al nostro fianco".