La terza sezione penale della corte d’assise d’appello di Napoli ha pronunciato una sentenza di assoluzione per Raffaele Teatro, genero del fondatore del clan degli scissionisti Raffaele Amato. L'accusa per la quale Teatro era imputato era quella di essere il mandante dell’omicidio di Francesco Feldi, avvenuto il 19 febbraio 2011 nel quartiere San Pietro a Patierno di Napoli. Il delitto, secondo le ricostruzioni, sarebbe scaturito dalla contesa per il controllo di una piazza di spaccio.
Raffaele Teatro, che attualmente si trova detenuto al regime del 41-bis nel carcere di Milano-Opera, aveva ricevuto in precedenza due condanne all’ergastolo con isolamento diurno nei gradi di giudizio precedenti.
Un punto di svolta si era verificato il 18 dicembre 2025, quando la Corte di Cassazione aveva annullato la condanna con rinvio, accogliendo i ricorsi presentati dai suoi avvocati, Luigi e Saverio Senese, Emilia Granata e Andrea Di Lorenzo. Durante il recente processo d'appello, la Procura generale aveva sollecitato la conferma dell'ergastolo, rafforzando la richiesta con le nuove dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Alessandro De Cicco. Nonostante ciò, la corte ha optato per l'assoluzione di Teatro.
Le accuse e il quadro probatorio
L’omicidio di Francesco Feldi era stato attribuito materialmente a Giovanni Illiano e Mirko Romano. Le accuse mosse contro Raffaele Teatro si fondavano principalmente sulle dichiarazioni di Giovanni Illiano, indicato come l’esecutore materiale, di Michele Caiazza, ritenuto l’armiere, e dei fratelli Annunziata.
Tutti questi soggetti erano stati già condannati per l'omicidio in questione. A seguito della sentenza di assoluzione, la Procura generale si riserva la facoltà di presentare un nuovo ricorso in Cassazione.
Il contesto giudiziario e casi analoghi
Questa decisione si inserisce in un più ampio contesto giudiziario che ha visto, in tempi recenti, l'annullamento di altre condanne all’ergastolo in vicende di omicidio legate a faide criminali nell’area napoletana. Un esempio significativo è la pronuncia del 23 aprile 2026, quando la Prima sezione penale della Cassazione ha annullato la condanna all’ergastolo per Francesco Pezzella. Pezzella era accusato dell’omicidio di Aniello Ambrosio, avvenuto ad Afragola nel 2014.
In quel caso, la Corte aveva accolto le censure della difesa, disponendo la riapertura del procedimento davanti ai giudici del rinvio. Questi casi simili mettono in luce la complessità dei processi che riguardano gli omicidi di camorra e sottolineano la centralità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia nell'impianto accusatorio.