"Avercele in Italia ciclabili così, non andrei più su strada". Inizia con una riflessione amara ma disarmante, affidata a un video sui social, la presa di posizione di Francesca Selva. La ciclista italiana, attualmente impegnata nelle gare di ciclismo in circuito negli Stati Uniti, ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro sulla sicurezza stradale, intervenendo direttamente da una realtà infrastrutturale diametralmente opposta a quella italiana.

Il tema della convivenza tra auto e biciclette in Italia è drammaticamente attuale, segnato da una scia continua di tragici incidenti che costano la vita a troppi ciclisti, professionisti e amatori.

Proprio per questo, la testimonianza di chi sperimenta quotidianamente un modello alternativo diventa uno spunto di riflessione particolarmente interessante.

Il modello americano: "Farei il criceto pur di stare fuori dalle macchine"

Nel video in cui si filma durante un allenamento, Francesca Selva mostra una rete ciclabile efficiente, protetta e totalmente isolata dal traffico automobilistico.

"Sono arrivata qui in ciclabile, torno a casa in ciclabile, non ho fatto nemmeno un metro di strada con le macchine. È questo che dovremmo imparare in Italia" – ha spiegato l'atleta.

La frustrazione per la mancanza di sicurezza sulle strade di casa emerge chiaramente quando la Selva sottolinea come la separazione dei flussi di traffico azzererebbe i rischi: "Se avessimo degli spazi così in Italia, io non andrei più su strada.

Farei volentieri il criceto girando intorno tutto il giorno, pur di stare fuori dalle macchine". Una provocazione che fotografa lo stato d'animo di chi, per fare il proprio lavoro o semplicemente per passione, è costretto ogni giorno a mettere in conto il rischio di non tornare a casa.

La strigliata ai colleghi: basta giocare alla "roulette russa"

La presa di posizione della Selva, tuttavia, non è una critica unidirezionale rivolta solo agli automobilisti o alla politica. La ciclista invoca onestà intellettuale e senso di responsabilità da parte di tutti gli utenti della strada, puntando il dito anche contro i comportamenti scorretti dei ciclisti stessi.

"È vero che serve rispetto, e anche io lo dico ai miei colleghi ciclisti che giocano alla roulette russa passando con il semaforo rosso" ha ammesso con fermezza.

La sicurezza stradale, insomma, non può prescindere dal rispetto rigoroso delle regole da parte di chi pedala, perché l'imprudenza o l'infrazione commessa in sella a una bici si paga quasi sempre a carissimo prezzo.

Una proposta provocatoria: l'esame della patente in bicicletta

Per superare il muro di intolleranza e la mancanza di empatia che spesso caratterizza il rapporto tra automobilisti e ciclisti in Italia, Francesca Selva lancia infine una proposta concreta e profondamente culturale, che punta a cambiare la prospettiva di chi si mette al volante.

L'idea è semplice quanto rivoluzionaria: "Bisognerebbe inserire nell'esame della patente un po' di guida in bicicletta".

Secondo la ciclista, obbligare i futuri automobilisti a sperimentare in prima persona cosa significhi percepire la vulnerabilità della strada da sopra un sellino – sentire il brivido di un sorpasso ravvicinato o la totale mancanza di protezione rispetto a una tonnellata di lamiera – sarebbe il miglior modo per formare guidatori più consapevoli, attenti e, soprattutto, rispettosi della vita umana.