Il Giudice dell’Udienza Preliminare (Gup) del Tribunale di Bologna, Andrea Romito, ha condannato a due anni di reclusione Claudio Tacconi, ex coordinatore della centrale 118 dell’ospedale Maggiore di Bologna. La sentenza, emessa al termine di un processo con rito abbreviato, ha riconosciuto Tacconi colpevole di lesioni, stalking e simulazione di reato ai danni di numerosi colleghi. Il Gup ha negato qualsiasi attenuante all’imputato, accogliendo pienamente la richiesta della pubblica ministera Francesca Rago, che aveva sollecitato la medesima pena.

I fatti contestati si sono verificati in un arco temporale significativo, tra il marzo 2020 e il novembre 2023.

Secondo quanto emerso dalle indagini e accertato in sede processuale, Tacconi avrebbe somministrato farmaci mescolati ad alimenti e bevande a ben dieci operatori della centrale operativa del 118, causando loro malori e gravi disagi. Nelle motivazioni della sentenza, il giudice ha evidenziato la particolare gravità dei comportamenti, sottolineando l’“ampia estensione temporale degli addebiti” e la “correlata intensità del dolo”. È stata inoltre rimarcata l’“assenza di alcuna logica ragione in grado di sorreggere tali comportamenti”, evidenziando la natura inspiegabile delle azioni dell'imputato.

Le motivazioni del Gup e l'impatto sulle vittime

Il Gup Romito ha approfondito le ragioni della condanna, citando l’“entità delle conseguenze arrecate ai singoli soggetti” e la “pluralità delle vittime colpite”. Un aspetto cruciale evidenziato è la “mancanza di alcuna forma di reale resipiscenza” da parte di Tacconi, insieme alla “multiformità dei contegni volti a dirottare la responsabilità di tali accadimenti su soggetti terzi”. Questi elementi hanno contribuito alla decisione di non concedere attenuanti.

L'impatto psicologico sui colleghi è stato significativo. Il giudice ha accertato che Tacconi ha “ingenerato, nella complessità degli addetti alla centrale operativa, un intenso stato di ansia e un forte senso di timore per la propria incolumità, costantemente esposta a pericolo nei suoi tratti essenziali”.

Non solo, è stata anche riconosciuta l’“alterazione delle abitudini di vita in termini di sicura e concreta apprezzabilità” tra gli operatori coinvolti, a testimonianza del profondo disagio e delle modifiche imposte alla loro quotidianità lavorativa e personale.

Le accuse di simulazione di reato e la strategia difensiva

Oltre ai reati di lesioni e stalking, Claudio Tacconi è stato condannato anche per simulazione di reato, in relazione a tre episodi specifici. In due circostanze, l’ex coordinatore aveva falsamente dichiarato di essere stato a sua volta vittima di intossicazione, tentando di confondere le acque e sviare i sospetti. Il terzo episodio riguarda una presunta rapina che, secondo quanto accertato dal giudice, Tacconi avrebbe inscenato per allontanare ulteriormente l'attenzione investigativa da sé.

Il processo si è svolto, come detto, con la formula del rito abbreviato, che prevede uno sconto di pena in caso di condanna. Nonostante ciò, la pena di due anni è stata confermata in linea con la richiesta della pubblica ministera Francesca Rago. La difesa di Tacconi, rappresentata dall’avvocato Gabriele Bordoni, ha già annunciato l'intenzione di ricorrere in appello. Bordoni ha dichiarato: “Sottoporremo alla Corte le nostre considerazioni che non sono state condivise dal Gup; la vicenda è molto particolare e merita un ulteriore vaglio sotto il profilo fattuale e, ancor di più, sotto quello giuridico”. L'avvocato ha quindi sottolineato la complessità del caso e la necessità di un esame più approfondito.

La centrale 118 dell’ospedale Maggiore di Bologna, teatro di questi eventi, è una struttura nevralgica per la gestione delle emergenze sanitarie nel territorio, e i fatti hanno inevitabilmente generato turbamento all'interno di un ambiente lavorativo già di per sé sottoposto a forte stress.