Proseguono le indagini sull'avvelenamento da ricina che ha coinvolto la famiglia Di Vita a Pietracatella. Gli investigatori stanno passando al setaccio l'abitazione nella quale Sara e la mamma Antonella Di Ielsi avevano accusato i primi sintomi, inizialmente ricondotti a un'intossicazione alimentare e successivamente ricondotti, a distanza di mesi, all'esposizione alla ricina.

I 131 reperti sequestrati

Lo scorso 30 luglio la polizia ha effettuato una serie di prelievi nell'abitazione della famiglia. Gli agenti della Scientifica hanno raccolto complessivamente 131 reperti e tamponi, effettuando campionamenti su abiti, mobili e ogni altro oggetto che potesse essere entrato in qualche modo in contatto con la ricina.

I campioni sono stati quindi trasferiti negli uffici della Questura di Campobasso, dove vengono custoditi secondo le modalità indicate dagli esperti del Robert Koch Institute di Berlino.

"Sono stati effettuati - si legge nel verbale redatto dalla Squadra Mobile la mattina successiva al sopralluogo - prelievi di campioni da indumenti, mobili, suppellettili e da ogni altro oggetto ritenuto necessario ed opportuno al fine di accertare la presenza di ricina e/o di altre componenti chimiche del Ricinus communis".

Nuovi interrogatori in Questura

Parallelamente agli accertamenti tecnici, gli investigatori continuano ad ascoltare persone informate sui fatti. Nelle ultime ore, tra gli altri, sono state sentite due amiche di Antonella Di Vita, la sorella e figlia delle vittime.

Gli investigatori, coordinati dalla procuratrice Elvira Antonelli e dal capo della Squadra Mobile Marco Graziano, avrebbero raccolto negli ultimi giorni, stando a quanto trapela, elementi ritenuti decisivi per la soluzione del caso.

Gli elementi acquisiti potrebbero portare a una svolta nell'inchiesta già nelle prossime settimane.