Un detenuto di 19 anni è deceduto la scorsa settimana all'interno della sua cella nel carcere di Pordenone. La causa della morte è stata l'inalazione letale di fumi da combustione, sprigionati da un incendio che il giovane stesso aveva appiccato al materasso. L'autopsia, condotta il 25 agosto 2026 dal medico legale Antonello Cirnelli, ha confermato che il decesso è sopraggiunto a causa di una grave insufficienza respiratoria, diretta conseguenza della prolungata esposizione ai prodotti della combustione.
L'esame autoptico, svolto alla presenza dell'avvocato difensore Esmeralda Di Risio, della consulente di parte che assiste i cinque agenti di polizia penitenziaria indagati e dei carabinieri, ha rivelato un dettaglio cruciale: la presenza di fuliggine nella trachea e nei polmoni del diciannovenne.
Questo riscontro medico-legale supporta l'ipotesi che il detenuto abbia respirato il fumo per un periodo significativo dopo aver innescato l'incendio al materasso della sua cella.
Indagini sui soccorsi e ipotesi di reato
Le indagini investigative si concentrano ora sull'analisi approfondita delle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza del carcere. Queste riprese saranno considerate un elemento fondamentale per ricostruire con precisione i tempi e le modalità con cui sono stati prestati i soccorsi al giovane. Nel frattempo, cinque agenti di polizia penitenziaria sono stati iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di cooperazione in omicidio colposo omissivo, un'ipotesi di reato che suggerisce una possibile negligenza nell'intervento o nella gestione dell'emergenza.
Prossimi passi: nullaosta e sepoltura in Egitto
Nelle prossime ore, la Procura competente potrebbe rilasciare il nullaosta per la restituzione della salma alla famiglia del giovane. Una volta ottenuta l'autorizzazione, il corpo del diciannovenne sarà trasferito nel suo paese d'origine, l'Egitto, dove si svolgeranno le esequie e la successiva sepoltura, come richiesto dai congiunti.