ANCONA, 06 agosto 2026 — Un grave episodio di violenza ha scosso Porto San Giorgio (Fermo) nella notte tra l’1 e il 2 agosto, dove un giovane maggiorenne tunisino è stato accoltellato. L'aggressione, iniziata in spiaggia e proseguita sul lungomare, ha visto coinvolto un 17enne di origine albanese, ora detenuto in un istituto penitenziario a Bologna. La vittima si trova attualmente ricoverata in gravi condizioni presso l’Ospedale di Torrette, avendo riportato lesioni severe a milza e fegato.

Sergio Cutrona, presidente del Tribunale per i minorenni delle Marche, ha espresso profonda preoccupazione per l'accaduto, sottolineando come “i minori delinquono per povertà educativa da parte delle famiglie”.

Ha però rassicurato l'opinione pubblica: “Lo Stato, non sta a guardare, c’è e la gente non deve aver paura”. Cutrona ha evidenziato un “aumento dell’aggressività giovanile”, attribuendolo a ragazzi “privi di valori e autocontrollo perché le famiglie non sono state in grado di trasmetterglieli”. Ha inoltre collegato il “degrado dal punto di vista morale nell’osservanza delle regole” a un progressivo peggioramento della genitorialità, con molti genitori che si dimostrano “ondivaghi” e incapaci di svolgere adeguatamente il proprio ruolo educativo.

La crescente devianza minorile nelle Marche: dati e cause

Il quadro delineato da Cutrona è supportato da dati significativi che rivelano l'entità del fenomeno.

Nel primo semestre del 2026, i procedimenti penali pendenti che coinvolgono almeno un minore sono stati 1.500, indicando che circa 3.000 ragazzi nelle Marche sono attualmente coinvolti in indagini giudiziarie. La gamma dei reati è ampia e preoccupante: dal porto di coltelli alla resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, dal furto di piccoli oggetti alle lesioni, fino a violenze sessuali (anche riprese), produzione di materiale pedopornografico, tentato omicidio e omicidio. Parallelamente, si registrano 1.800 processi civili che interessano minori e circa 500 ragazzi collocati in comunità. Queste strutture, spesso sovraffollate, faticano a fornire un’adeguata attenzione educativa, soprattutto a fronte dell'arrivo continuo di minori non accompagnati.

Cutrona ha rimarcato che “spesso non si sa dove metterli questi ragazzi che continuano ad arrivare, molto spesso, in Italia senza genitori e sono abbandonati”. Ha inoltre rivelato che l’aggressore di Porto San Giorgio proviene da una famiglia già nota al Tribunale, rafforzando l'idea di un legame diretto tra devianza minorile e l'incapacità genitoriale.

Strategie future: l'importanza cruciale della prevenzione

Di fronte a questa realtà complessa, Cutrona ha ribadito con forza la necessità di un approccio proattivo: “Bisogna lavorare sulla prevenzione e non intervenire dopo quando la rabbia dei ragazzi è già esplosa”. Per questo, ha annunciato l'organizzazione di una riunione post-estiva che coinvolgerà prefetti, questori, servizi sociali, procuratori della Repubblica e comandanti delle forze dell’ordine.

L'obiettivo primario è coordinare gli sforzi per il rilevamento precoce di situazioni a rischio e l'implementazione di misure preventive efficaci. Un ruolo fondamentale è attribuito anche alla scuola: gli insegnanti sono chiamati a non sottovalutare i segnali di disagio e a non temere di denunciare, superando la paura di ritorsioni o minacce che potrebbero ostacolare l'intervento tempestivo.

Il presidente del Tribunale ha concluso il suo intervento con un monito chiaro e diretto: “Non è vero che essendo minorenni si possa fare ciò che si vuole”, richiamando l'attenzione sulla recente modifica dell’articolo 98 del codice penale, che inasprisce le pene per i minori. Ha infine esortato gli adulti a non “abdicare al nostro ruolo educativo”, delegando la responsabilità allo smartphone, strumento che, a suo avviso, “non andrebbe portato a scuola” per evitare distrazioni e favorire un ambiente di apprendimento più sano.