Si sono svolti a Ciminna, nel Palermitano, i funerali di Salvatore Giglia, il giovane morto per le gravi ustioni riportate nel tentativo di arginare un incendio divampato tre giorni prima alle porte del paese. La cerimonia si è tenuta il 2 settembre 2026 nella parrocchia Santa Maria Maddalena, alla presenza dei familiari, del sindaco di Ciminna, Vito Filippo Barone, e di numerosi sindaci della provincia. La chiesa era piena per l'ultimo saluto al giovane.

L’omelia dell’arcivescovo Lorefice

A presiedere la funzione è stato l'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che nella sua omelia ha ricordato il coraggioso gesto di Salvatore.

Il giovane aveva cercato di contenere le fiamme per proteggere la casa di campagna della sua famiglia. Lorefice ha sottolineato che il rogo non è una fatalità, ma l'esito di un gesto criminale. Le sue parole hanno collegato la morte del giovane alla responsabilità di chi appicca incendi e alla ferita prodotta dal fuoco nel territorio.

Lorefice ha affermato: «Questo rogo non è una tragica fatalità, ma il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa, che continua a violentare e bruciare la nostra terra». Nel passaggio centrale dell’omelia, l’arcivescovo ha condannato anche i comportamenti legati all’incuria, al disprezzo del bene comune e a logiche delinquenziali. Ha aggiunto che chi appicca il fuoco in questi modi «calpesta la sacralità della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile».

Il ricordo di Salvatore Giglia

Durante la celebrazione, l'arcivescovo Lorefice si è rivolto ai genitori, ai parenti e agli amici di Salvatore. Nel ricordo del giovane sono stati richiamati la sua bontà, la generosità, il coraggio e il senso del dovere che lo hanno spinto verso le fiamme. La vicenda citata nell’omelia riguarda il tentativo di salvare un luogo familiare, la casa di campagna, mentre l’incendio avanzava alle porte di Ciminna.

Nel suo intervento, Lorefice ha espresso vicinanza alla famiglia e alla fidanzata del giovane. Il riferimento alla comunità ha accompagnato l’invito alla solidarietà e alla speranza cristiana, all’interno della celebrazione funebre. La morte di Salvatore Giglia, avvenuta dopo le ustioni subite nel tentativo di arginare il fuoco, ha lasciato un vuoto incolmabile nella comunità.