Il Tribunale di Milano ha condannato Alireza Roodsari a 4 anni di reclusione per maltrattamenti e lesioni aggravate ai danni dell’avvocata Solange Marchignoli. Le motivazioni della sentenza, depositate il 9 settembre 2026, descrivono l’imputato con una “personalità trasgressiva” e una “capacità a delinquere non trascurabile”. I giudici hanno ricostruito un quadro di violenze perpetrate nei confronti dell’ex compagna, evidenziando anche il tentativo di occultare le aggressioni subite dalla donna.
Roodsari, imprenditore di origine iraniana, era stato inizialmente posto agli arresti domiciliari nel settembre 2025, per poi essere trasferito in carcere a partire da novembre dello stesso anno.
L'avvocata Marchignoli, professionista nota per aver assistito in passato figure come Azouz Marzouk e Nina Moric, ha ottenuto una provvisionale immediatamente esecutiva di 20.000 euro. Il Tribunale ha inoltre stabilito un risarcimento di 2.500 euro per ciascuno dei suoi due figli, i quali, secondo le motivazioni, sono stati testimoni diretti di alcuni episodi di violenza.
La ricostruzione delle violenze
Il presidente della quinta sezione, Gianluca Tenchio, ha riconosciuto le accuse di maltrattamenti aggravati, includendo le aggravanti della violenza assistita e dell’uso di droghe e alcol, oltre alle lesioni gravi. Le motivazioni descrivono una progressiva escalation di violenze, culminata nell’estate precedente a Dubai.
Durante un litigio, l’uomo avrebbe sferrato un pugno al volto della Marchignoli, un colpo di tale violenza da provocarle la perdita di conoscenza.
A seguito dell’aggressione, la donna si è risvegliata in ospedale con denti e mascella rotti, rendendo necessario un intervento chirurgico. L’episodio era stato inizialmente giustificato dall’imputato come una caduta accidentale. Tuttavia, il Tribunale ha categoricamente respinto questa versione, ritenendo che il comportamento di Roodsari successivo all’accaduto fosse più indicativo della volontà di occultare l’evento per eludere conseguenze giudiziarie, piuttosto che di una genuina preoccupazione per le condizioni della compagna dopo un presunto incidente domestico.
Le aggravanti riconosciute
Secondo il Tribunale, gli episodi contestati hanno configurato una “violenza fisica brutale”, protrattasi per un periodo di circa tre anni. La prolungata durata di tale condotta ha indotto i giudici a riconoscere la presenza dell’abitualità del reato, elemento che aggrava ulteriormente la posizione dell'imputato.