Il Gup del Tribunale di Rimini ha pronunciato la sentenza di condanna per tre gestori di una rivendita di kebab a Riccione, riconosciuti colpevoli di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre che di lesioni personali e minacce. Le pene inflitte ammontano a 2 anni e 4 mesi, 1 anno e 8 mesi, e 1 anno, 8 mesi e 20 giorni. Il procedimento giudiziario, svoltosi con rito abbreviato, ha fatto luce su un grave quadro di sfruttamento emerso dalle indagini condotte tra il 2022 e il 2023.
L’inchiesta è stata condotta congiuntamente dalla sezione operativa del Nor di Riccione e dal nucleo carabinieri dell’ispettorato del lavoro di Rimini.
Gli accertamenti investigativi, che hanno incluso servizi di osservazione, approfondite indagini patrimoniali e l'escussione di numerosi testimoni, hanno permesso di ricostruire dettagliatamente le drammatiche condizioni di diversi lavoratori extracomunitari impiegati presso il locale di Riccione.
Le gravi condizioni di sfruttamento accertate
Il quadro emerso durante il processo ha rivelato un sistema di turni di lavoro estenuanti, che potevano protrarsi fino a 12-18 ore al giorno, senza alcuna concessione di giorni di riposo. A ciò si aggiungevano retribuzioni difformi e significativamente inferiori rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi di categoria. Le indagini hanno inoltre evidenziato un costante controllo a distanza dei dipendenti tramite telecamere di videosorveglianza e la loro sistemazione in alloggi degradanti, ben al di sotto degli standard minimi di dignità.
Nel fascicolo processuale sono stati inclusi anche numerosi episodi di aggressioni fisiche, gravi minacce e il trattenimento forzato dei documenti d’identità dei lavoratori, una pratica che li privava di libertà e autonomia. La ricostruzione investigativa ha collegato in modo inequivocabile queste condotte illecite alla gestione della rivendita di kebab e ai rapporti di lavoro instaurati con i dipendenti extracomunitari. Il processo con rito abbreviato ha così definito la posizione dei tre imputati davanti al Gup del Tribunale di Rimini, culminando in condanne differenziate per durata della pena ma riferite al medesimo contesto di caporalato e sfruttamento.
Confisca dei beni e il profitto illecito
Il giudice ha altresì disposto la confisca e l’acquisizione definitiva al patrimonio dello Stato dei beni che erano stati precedentemente sottoposti a sequestro preventivo. Questo provvedimento riguarda specifiche somme di denaro, i saldi di conti correnti e diversi beni mobili o immobili direttamente riconducibili agli imputati. L'ammontare complessivo di tali beni supera i 23.200 euro, una cifra che è stata ritenuta dal tribunale il profitto diretto del reato di sfruttamento del lavoro.
La decisione odierna chiude il giudizio abbreviato davanti al Gup per le gravi accuse contestate ai tre gestori. Al centro del procedimento rimangono le scioccanti condizioni di lavoro ricostruite con dovizia di particolari tra il 2022 e il 2023: giornate lavorative eccessivamente lunghe, l'assenza totale di riposi settimanali e paghe non conformi ai contratti collettivi, delineando un quadro di profondo sfruttamento nel settore della ristorazione a Riccione.