La Guardia di Finanza di Forlì ha arrestato a Sarzana, in provincia della Spezia, un uomo originario del Forlivese, già con precedenti penali per reati analoghi. L’indagato deve rispondere delle accuse di abusivismo finanziario, truffa e riciclaggio, avendo frodato 168 piccoli risparmiatori, in gran parte residenti in Romagna. L’arresto è stato eseguito in applicazione di un’ordinanza del Gip del Tribunale di Forlì, divenuta esecutiva dopo una pronuncia della Corte di Cassazione.

Nelle fasi precedenti dell'inchiesta, le Fiamme Gialle avevano già proceduto con un decreto di sequestro preventivo di beni riconducibili all'uomo.

Il provvedimento ha interessato un valore stimato in circa 5,3 milioni di euro, corrispondente all'illecito profitto accumulato. L’operazione investigativa ha preso avvio nel febbraio 2024 e ha condotto all'individuazione e alla denuncia di tre persone per abusiva attività finanziaria e truffa, oltre alle successive contestazioni di riciclaggio rivolte al principale indagato.

Le indagini e la ricostruzione dello schema fraudolento

L’attività investigativa è scaturita dall’analisi approfondita di ben 160 querele presentate dalle vittime. Gli accertamenti condotti hanno permesso di ricostruire l'esistenza di un sodalizio, presumibilmente diretto dal soggetto ora in arresto, che operava attraverso una rete di rapporti informali e il passaparola tra le persone da frodare.

I risparmiatori venivano attratti dalla promessa di rendimenti elevati e indotti ad aderire a proposte di investimento che, secondo la ricostruzione degli investigatori, hanno portato alla raccolta di un capitale complessivo di circa 4,7 milioni di euro.

Le somme raccolte sarebbero state successivamente collocate su conti correnti esteri. Dopo aver accumulato il denaro, l’indagato principale si sarebbe reso improvvisamente irrintracciabile, vanificando ogni tentativo da parte delle persone coinvolte di recuperare i propri investimenti. Le verifiche hanno inoltre evidenziato l’assenza delle necessarie autorizzazioni per svolgere l’attività di consulenza o promozione finanziaria, qualificando di fatto l'uomo come un falso consulente.

Gli investigatori hanno definito il sistema messo in atto come un classico schema piramidale. In tale meccanismo, i guadagni promessi ai primi investitori venivano in realtà sostenuti e pagati utilizzando le nuove somme versate dai successivi aderenti. Questa struttura richiama in modo inequivocabile il noto meccanismo dello schema Ponzi, caratterizzato dal pagamento dei primi partecipanti con il capitale dei nuovi arrivati, alimentando così un circolo vizioso basato su promesse di profitti irrealistici e insostenibili nel lungo periodo.