Il 7 settembre 2026 si è concluso il trasferimento di 88 detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis presso la sezione dedicata del carcere di Uta, in Sardegna. L'operazione, comunicata dal sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, ha visto l'istituto sardo assumere un ruolo centrale nel sistema di massima sicurezza nazionale. La sezione è stata interamente ristrutturata per accogliere detenuti di elevata pericolosità ed è ora sotto la vigilanza del Reparto Operativo Mobile di Cagliari.

Alberto Balboni ha sottolineato l'importanza di questa operazione, attribuendone il successo al meticoloso lavoro della Polizia penitenziaria.

Ha inoltre ribadito che il 41 bis rappresenta "il principale strumento di contrasto alla mafia e l'ultimo baluardo della sicurezza nazionale". I detenuti trasferiti sono stati condannati per reati di mafia, e la movimentazione si inserisce in un più ampio progetto di riorganizzazione complessiva del regime speciale.

La vasta operazione tra gli istituti penitenziari

L'operazione di trasferimento, coordinata dal Gruppo Operativo Mobile, ha coinvolto un totale di nove istituti penitenziari su scala nazionale. Il piano ha incluso non solo la movimentazione dei detenuti condannati per mafia, ma anche una serie di perquisizioni straordinarie nelle sezioni 41 bis di strutture detentive cruciali come quelle di Parma, Roma e Nuoro.

Questa fase operativa ha permesso, come evidenziato, la chiusura delle sezioni 41 bis presenti nei carceri di Viterbo e Terni. Tale provvedimento ha consentito il recupero di importanti spazi detentivi in altri istituti, un passaggio fondamentale nella strategia di riorganizzazione e ottimizzazione delle risorse del circuito speciale, con il carcere di Uta che si conferma snodo strategico.

Il dispiegamento di forze e la vigilanza specializzata

Per la riuscita dell'operazione è stato necessario un imponente dispiegamento di risorse umane e mezzi. Sono state impiegate oltre 220 unità della Polizia penitenziaria, provenienti sia dai Reparti territoriali sia dalle articolazioni specializzate del Corpo.

Alla movimentazione hanno partecipato attivamente anche vettori aerei della Guardia di finanza e diversi contingenti della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri, a testimonianza della complessità e della rilevanza dell'intervento.

Il Gruppo Operativo Mobile (GOM), che ha coordinato l'intera operazione, è una struttura specializzata del Corpo di Polizia penitenziaria. Istituito nel 1997 e normativamente qualificato nel 1999, il GOM opera sotto la diretta supervisione del Capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. I suoi compiti, definiti da un decreto ministeriale del 2007, includono la gestione di operazioni di alta sicurezza come i trasferimenti di detenuti sottoposti a regimi speciali, garantendo la massima efficienza e sicurezza.