Si è conclusa l’esercitazione Extreme Patrol 2026, che ha coinvolto oltre 300 militari delle Truppe Alpine e di Paesi alleati tra Bolzano e Belluno. L’attività ha testato la pronuncia tattica, fisica e mentale del personale in ambiente montano, con prove su terreni difficili e in condizioni operative.
L’addestramento, durato 72 ore in autonomia logistica, ha visto le pattuglie percorrere oltre 60 chilometri e affrontare più di 1.000 metri di dislivello tra boschi, aree montane, pareti rocciose e specchi d’acqua. Simulate evacuazioni di feriti sotto pressione nemica hanno messo alla prova reattività e coordinamento.
Operazioni sul campo
Le pattuglie, da dieci unità, hanno operato in assetto continuativo. La fase conclusiva si è svolta tra San Candido e Auronzo di Cadore, con la caserma Cantore di San Candido come base operativa e sala controllo.
I militari hanno affrontato tre giorni di movimento in montagna con zaini pesanti, testando resistenza, orientamento, coordinamento e autonomia operativa. L’esercitazione ha ricreato uno scenario di pressione operativa costante, con percorsi impervi e compiti distribuiti lungo le 72 ore.
Tecnologie e forze coinvolte
L’attività ha impiegato tecnologie avanzate: droni da ricognizione e reti radio satellitari. La piattaforma R-Neuroplus ha monitorato lo stress cognitivo.
Droni con camere termiche e sistemi di localizzazione sono stati integrati nelle prove.
Oltre alle Truppe Alpine, hanno partecipato reparti da Francia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Spagna, evidenziando la cooperazione internazionale. Il 7° Reggimento Carabinieri “Trentino-Alto Adige” e il Corpo Militare della Croce Rossa hanno supportato le attività addestrative.