Da Arzachena, il 9 settembre 2026, giunge la decisa replica di Mario Ragnedda, padre di Emanuele Ragnedda, reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna. Ragnedda ha fermamente respinto le accuse mosse dalla sua ex moglie, Nicolina Giagheddu, in una recente intervista pubblicata sul quotidiano La Repubblica. La sua presa di posizione è stata affidata a una nota stampa diffusa nel pomeriggio dai suoi rappresentanti legali, gli avvocati Gabriele Satta e Luca Montella. La vicenda si inserisce nel drammatico contesto del femminicidio della 33enne Cinzia Pinna, originaria di Castelsardo, brutalmente uccisa nella tenuta di Concaentosa, situata ad Arzachena, nella notte tra l'11 e il 12 settembre 2025.
Un caso che ha scosso profondamente la comunità e che continua a generare dibattito.
Nella nota ufficiale, i difensori di Mario Ragnedda hanno categoricamente definito le accuse della donna come prive di qualsiasi fondamento e gravemente lesive della sua onorabilità. Gli avvocati hanno sottolineato con forza: “Le accuse della signora Nicolina Giagheddu sono destituite di qualsiasi fondamento e gravemente lesive della propria onorabilità”. Questa ferma presa di posizione si contrappone al racconto dell’ex moglie, la quale aveva accusato Ragnedda di aver perpetrato trent’anni di violenze e vessazioni. La difesa contesta con decisione tale ricostruzione, sostenendo che la versione fornita nell’intervista non corrisponda in alcun modo alla realtà dei rapporti familiari intercorsi.
La contro-narrazione della difesa
Gli avvocati Gabriele Satta e Luca Montella hanno presentato nella nota un quadro diametralmente opposto rispetto a quello descritto da Nicolina Giagheddu. Essi attribuiscono alla donna condotte aggressive, minacciose e prevaricatrici, che si sarebbero manifestate nel corso degli anni anche in presenza di testimoni. Tali comportamenti non sarebbero stati diretti solo nei confronti dell’ex marito, ma anche del figlio Emanuele. Nella stessa comunicazione, la reazione di Mario Ragnedda di fronte a tali presunte condotte viene descritta come un silenzio doloroso e imbarazzato, espressione di un profondo disagio personale.
I legali hanno ulteriormente rafforzato la loro posizione, affermando che la “descrizione fornita e i fatti raccontati” dalla Giagheddu sarebbero “frutto di pura invenzione e di una gravissima alterazione della realtà”.
La nota difensiva collega inoltre le esternazioni pubbliche di Nicolina Giagheddu a possibili ragioni economiche, menzionando ingenti somme di denaro che sarebbero state sottratte al marito e il timore di eventuali azioni di tutela e reintegrazione patrimoniale. La formulazione di queste affermazioni rimane strettamente nel perimetro della posizione difensiva espressa dai due avvocati a nome del loro assistito, Mario Ragnedda.
Fiducia nella giustizia e possibili azioni legali
La comunicazione si conclude con la riaffermazione della fiducia di Mario Ragnedda nella magistratura e nell'operato della giustizia. I suoi legali hanno annunciato la possibilità di intraprendere azioni legali per calunnia e diffamazione contro Nicolina Giagheddu, e contro chiunque dovesse diffondere o avallare le accuse ritenute false.
Questa mossa legale mira a tutelare l'onorabilità di Mario Ragnedda e a ristabilire quella che la difesa definisce la verità dei fatti, in un contesto mediatico e giudiziario di grande complessità e sensibilità.