La Guardia di finanza ha eseguito in Calabria cinque misure cautelari personali, disposte dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura. L'operazione, avvenuta il 7 settembre 2026, si concentra su individui indagati, a vario titolo, per la partecipazione a un'associazione a delinquere. Le accuse spaziano dalla turbativa d’asta al trasferimento fraudolento di valori, dal riciclaggio e autoriciclaggio al reimpiego di denaro di provenienza illecita. Un focus particolare è posto sulle truffe aggravate in materia di Politica agricola comune, finalizzate all'ottenimento di contributi pubblici a fondo perduto.
Le misure cautelari prevedono la custodia in carcere per due persone, indicate come originarie delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia. Per queste è stata riconosciuta l'aggravante del metodo mafioso nella fase cautelare. Altri tre soggetti, residenti nel Catanzarese – due imprenditori e un avvocato – sono stati posti agli arresti domiciliari. L’esecuzione dei provvedimenti è stata curata dai militari della Guardia di finanza, sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria di Catanzaro.
Il maxi sequestro di beni e società
Contestualmente alle misure personali, le Fiamme Gialle hanno proceduto con un maxi sequestro preventivo di beni e disponibilità economiche. Il provvedimento ha interessato 15 società agricole del Catanzarese, il cui valore è stimato in circa 1,6 milioni di euro.
L'operazione ha inoltre portato al sequestro di 398 immobili, tra fabbricati e terreni, distribuiti nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Pisa, per un valore complessivo di circa 32,6 milioni di euro.
L'ordinanza ha incluso anche il sequestro di somme di denaro, pari a circa 2,5 milioni di euro, rinvenute nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Arezzo. Il valore complessivo dei beni e delle disponibilità sottoposti a vincolo supera i 36 milioni di euro. Questo sequestro preventivo è direttamente collegato alle ipotesi di reato contestate e riguarda società, immobili e denaro ritenuti pertinenti all'inchiesta, che si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.
Il modus operandi: società agricole e aste immobiliari
L’attività investigativa ha delineato un presunto sistema basato sull'utilizzo di società agricole e immobiliari. Queste entità, spesso intestate a familiari, persone di fiducia o prestanome, sarebbero state impiegate per partecipare a bandi pubblici nel settore agricolo, con l'obiettivo di ottenere contributi a fondo perduto. L'inchiesta suggerisce che tali società fossero utilizzate anche per intervenire in procedure esecutive e fallimentari, nonché in aste immobiliari, completando così il quadro delle presunte attività illecite.