A Genova, in data 22 settembre 2026, la Corte d’appello ha pronunciato una sentenza che ha portato alla riduzione delle condanne precedentemente inflitte a un medico e a un’ostetrica operanti presso l’ospedale San Martino. I due professionisti erano stati imputati per omicidio colposo, un’accusa legata al decesso di una neonata avvenuto nel 2021, a seguito di un presunto ritardo nell’esecuzione di un parto cesareo. Le pene, che in primo grado erano state stabilite in un anno e sei mesi di reclusione, sono state ora mitigate a un anno per entrambi gli imputati, con l’ulteriore beneficio della sospensione condizionale della pena.

Questa decisione della Corte d’appello, sebbene confermi l’impostazione generale della condanna, è maturata in seguito all’introduzione di una nuova perizia. Tale accertamento tecnico era stato espressamente richiesto e ottenuto dall’avvocato Antonio Rubino, difensore degli imputati. I nuovi esperti incaricati hanno sollevato significativi dubbi riguardo alla sussistenza della piena responsabilità penale dei due operatori sanitari, ponendosi in disaccordo con le conclusioni precedentemente formulate dal consulente tecnico della pubblica ministero Daniela Pischetola durante il primo grado di giudizio.

La perizia e il nodo del nesso causale

Nel corso del procedimento d’appello, la più recente valutazione tecnica ha prospettato l’eventualità che il tragico decesso della neonata potesse trovare una spiegazione plausibile nell’intervento di “uno o più fattori imprevedibili e non prevenibili”.

Questa specifica formulazione è stata adoperata per indicare l’ipotesi che un elemento esterno, non prevedibile né prevenibile, possa essere intervenuto nella sequenza degli eventi, influenzando in modo determinante la ricostruzione del nesso causale tra la condotta e l’evento. Nonostante l’esito di questa perizia, che ha introdotto un elemento di incertezza sulla responsabilità diretta, la Corte d’appello ha scelto di ridurre le pene, senza tuttavia procedere all’annullamento completo delle condanne.

L’accusa originaria si focalizzava in particolare sul presunto ritardo nell’adozione del parto cesareo. La madre della bambina aveva condotto una gravidanza che, fino a quel momento, non aveva presentato alcuna problematica.

Il 26 aprile 2021, con l’insorgere delle prime contrazioni, il personale medico ha rilevato un battito cardiaco irregolare della bambina. Fu solo dopo diverse ore da tale rilevamento che venne disposta l’operazione di cesareo. Purtroppo, nonostante tutti i tentativi di rianimazione messi in atto dal personale medico durante l’intervento, la neonata è deceduta.

Il contesto dell’ospedale San Martino di Genova

L’ospedale San Martino di Genova è la struttura sanitaria che è stata al centro di questo complesso procedimento giudiziario. Le informazioni istituzionali relative alla struttura evidenziano che il Dipartimento ginecologico e percorso nascita include diverse articolazioni specialistiche. Tra queste figurano la Clinica ostetrica e ginecologica, la Diagnosi prenatale e Medicina perinatale, la Neonatologia e l’Ostetricia e ginecologia, a testimonianza della completezza dei servizi offerti.

La sede dell’ospedale è situata in Largo R. Benzi 10, nel capoluogo ligure.

Il caso giudiziario, che ha avuto inizio con la morte della neonata nel 2021, continua a concentrarsi sulla delicata questione della gestione del travaglio e, in particolare, sulla tempistica con cui è stato deciso e attuato il parto cesareo. La decisione della Corte d’appello di ridurre le pene da un anno e sei mesi a un anno, pur mantenendo ferme le condanne, riflette la complessità delle valutazioni legali e mediche coinvolte in questa tragica vicenda, cercando un equilibrio tra le diverse interpretazioni emerse.