A Milano, il 4 settembre 2026, la gip Fiammetta Modica ha depositato le motivazioni della prima sentenza legata al caso Equalize, l’agenzia investigativa di via Pattari, guidata dall’ex manager pubblico Enrico Pazzali. La decisione riguarda la ratifica del patteggiamento a 3 anni e 10 mesi per Giulio Cornelli, tecnico informatico di 40 anni, difeso dagli avvocati Giovanni Tarquini e Pierpaolo Astorina. Cornelli, agli arresti domiciliari dall’ottobre 2024, ha collaborato alle indagini, mostrando resipiscenza e dissociandosi, come evidenziato nelle motivazioni.

Nella sentenza, la gip ha descritto l’operato di Equalize come un «sistema rodato di acquisizione e gestione di dati sensibili, carpiti anche in modo illecito». Il provvedimento richiama un quadro probatorio che attesta l’esistenza di un’associazione per delinquere. Questa aveva lo scopo di commettere, in forma imprenditoriale, una serie indeterminata di accessi abusivi a banche dati strategiche. Le informazioni acquisite, anche pregiudizievoli, su centinaia di persone, erano impiegate per profilazioni illegali a favore di una vasta cerchia di committenti.

Il ruolo di Cornelli e il quadro probatorio

La gip ha qualificato Giulio Cornelli come mero partecipe dell’associazione per delinquere, finalizzata a reati quali la corruzione di appartenenti alle forze dell’ordine e gli accessi abusivi a sistemi informatici.

La sua collaborazione, avviata dopo gli arresti domiciliari dell’ottobre 2024, è stata un elemento chiave nelle motivazioni, insieme alla valutazione del suo ruolo nell’organizzazione. Il patteggiamento a 3 anni e 10 mesi costituisce il primo verdetto sul caso dell’agenzia investigativa milanese.

L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, con i pm Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco, e condotta dai Carabinieri del Ros. Nelle motivazioni, la giudice ha richiamato la «prova granitica» fornita dalle indagini, tramite intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche. Il materiale investigativo documenta centinaia di accessi abusivi, inseriti nel quadro delle attività illecite dell’agenzia.