Un’indagine della Procura di Ravenna sui certificati medici, ritenuti falsi dall’accusa e impiegati per eludere il trasferimento di cittadini stranieri nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr), ha rivelato un significativo passaggio di un’ordinanza cautelare risalente a marzo. La conversazione, citata negli atti, vede al centro Nicola Cocco, medico infettivologo lombardo, ora indagato nella nuova fase degli accertamenti. Cocco, in una chat con una dottoressa, scriveva: “Se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura”.
Il messaggio, datato giugno 2024, era indirizzato a una dottoressa già sotto indagine per falso in atto pubblico e interruzione di pubblico servizio. Quest’ultima era stata raggiunta, a marzo, da una misura cautelare interdittiva, insieme ad altre colleghe coinvolte nell’inchiesta. La chat, inclusa nell’ordinanza cautelare firmata dalla Gip Federica Lipovsceck, mostrava la dottoressa informare Cocco riguardo ai certificati di non idoneità emessi a Ravenna, con l’infettivologo che rispondeva in modo affermativo.
Le nuove contestazioni nell'inchiesta
Nella fase più recente dell’indagine, a Cocco – descritto negli atti come una figura di referente per i colleghi su queste tematiche – viene contestata l’associazione a delinquere.
Le attività investigative, delegate alla squadra mobile, hanno portato all’esecuzione di 23 perquisizioni. L’inchiesta continua a concentrarsi sui certificati medici che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati utilizzati per evitare il trasferimento di cittadini stranieri nei Cpr.
Gli atti richiamano anche un altro dialogo, attribuito a Cocco e risalente a luglio 2025. Il provvedimento del giudice ravennate, successivamente confermato dal Tribunale del Riesame, inquadra i certificati in un’ottica di “aperta contestazione del sistema di gestione dell’immigrazione clandestina”. La ricostruzione giudiziaria si focalizza, pertanto, sul legame tra le certificazioni sanitarie, le dichiarazioni di non idoneità e la successiva destinazione nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio.
Il quadro normativo dei Cpr
I Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono strutture previste dall’articolo 14 del decreto legislativo 286 del 1998. La disciplina, definita dal Ministero dell’Interno, riguarda gli stranieri giunti in Italia in modo irregolare che non hanno presentato richiesta di protezione internazionale o non ne hanno diritto.