Valter Lavitola ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti ai giudici del Riesame di Roma, il 7 settembre 2026. Al centro del suo intervento, il rapporto con Sigfrido Ranucci, descritto da Lavitola come un legame di amicizia per un riscatto personale e sociale. I legali Sergio Cola e Arturo Cola hanno illustrato le dichiarazioni nell'udienza.
Lavitola ha affermato: "Con Ranucci c'era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me". Questa frase sintetizza il punto chiave della difesa sul significato attribuito alla frequentazione.
L'udienza si è svolta davanti al Riesame per valutare le richieste.
Richiesta di arresti domiciliari in Basilicata
Gli avvocati Sergio e Arturo Cola hanno chiesto per Valter Lavitola gli arresti domiciliari. La difesa ha proposto una casa in Basilicata, nella disponibilità dell'indagato, per la misura cautelare. Il Riesame si è riservato di decidere sulla richiesta di sostituzione della detenzione con una misura meno afflittiva.
Nelle sue dichiarazioni spontanee, Lavitola ha collegato le proprie condotte alla volontà di proteggere Ranucci da un presunto attentato di cui avrebbe avuto notizia. Ha sostenuto di aver contattato Ranucci per due mesi dopo i fatti di ottobre, chiedendo un rafforzamento della scorta.
La difesa concentra la ricostruzione sul rapporto personale con Ranucci e la tutela del giornalista, centrali nella versione di Lavitola.
Contestato il movente politico della Procura
La Procura di Roma ipotizza un movente politico. I difensori di Lavitola hanno definito tale ipotesi insussistente, richiamando quanto ribadito dall'indagato al Riesame. Per la difesa, Sigfrido Ranucci non intendeva candidarsi né entrare in politica. I legali hanno aggiunto che Ranucci si lamentava spesso del fatto che Lavitola proponesse quell’eventualità.