Da New York, il 26 settembre 2026, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha pronunciato dichiarazioni incisive, accusando gli Stati Uniti di aver deliberatamente compromesso l'architettura di sicurezza europea. Questa azione, secondo Lavrov, sarebbe stata intrapresa nel tentativo di contenere l'influenza della Russia. Il ministro ha inoltre associato tale accusa alla situazione politica di Kiev, definendola un "regime russofobo", e ha puntato il dito contro l'Europa, ritenendola responsabile di ostacolare attivamente i negoziati di pace sull'Ucraina.

Nel suo intervento, Lavrov ha enfatizzato che l'Europa, pur essendo pienamente consapevole dell'inutilità di una tale strategia di contenimento, sta compiendo ogni sforzo per impedire l'avanzamento dei colloqui di pace. Questi negoziati, ha specificato, sarebbero di interesse per l'amministrazione di Donald Trump. Il ministro russo ha poi esteso le sue critiche all'Occidente nel suo complesso, accusandolo di inondare il regime ucraino di armi, inclusi droni e missili. Tali armamenti, ha sostenuto Lavrov, verrebbero impiegati per colpire indiscriminatamente civili e infrastrutture civili. Ha concluso la sua analisi avvertendo che l'Occidente, nel suo intento di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, finirà per trovarsi in un "vicolo cieco strategico".

Le gravi accuse di Lavrov a Stati Uniti ed Europa

Il nucleo centrale delle dichiarazioni di Serghei Lavrov si è focalizzato sul complesso intreccio tra la politica di contenimento della Russia, la stabilità dell'architettura di sicurezza europea e la delicata questione ucraina. Il ministro russo ha attribuito agli Stati Uniti la responsabilità diretta della distruzione di tale architettura, inquadrando questa azione nel contesto delle crescenti tensioni con Kiev e con le nazioni occidentali. Ha reiterato la sua posizione secondo cui l'Europa sta attivamente ostacolando i negoziati di pace, presentando la linea politica occidentale come un tentativo mirato a procurare una sconfitta strategica alla Russia.

Lavrov ha ulteriormente dettagliato le sue accuse, affermando che l'Occidente sta fornendo un flusso costante di armi al governo ucraino, con particolare riferimento a droni e missili. Ha collegato queste forniture agli attacchi contro la popolazione e le infrastrutture civili, ribadendo che l'obiettivo ultimo dell'Occidente è infliggere una sconfitta decisiva alla Russia. Tuttavia, ha avvertito che questa strategia condurrà inevitabilmente a un "vicolo cieco strategico", un punto di non ritorno senza esito positivo per le potenze occidentali.

Il contesto diplomatico e la posizione del Cremlino

Le affermazioni di Serghei Lavrov si inseriscono in un quadro diplomatico già delineato pochi giorni prima.

Il 23 settembre 2026, il Cremlino aveva infatti comunicato che, in vista di un previsto incontro a New York tra lo stesso ministro degli Esteri russo e il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, non sussistevano ancora le condizioni necessarie per avviare concreti negoziati di pace sull'Ucraina. Nonostante questa valutazione, Mosca ha mantenuto ferma la sua disponibilità a futuri colloqui, sottolineando l'apertura al dialogo pur senza indicare un passaggio immediato a una fase negoziale operativa.

A completare il quadro, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva precedentemente ribadito che il presidente Vladimir Putin sarebbe stato pronto a un incontro bilaterale con Donald Trump, qualora entrambi i leader avessero ritenuto tale vertice opportuno e necessario.

Per quanto riguarda un possibile incontro tra Putin e il presidente ucraino Zelenskiy, la posizione russa è rimasta invariata: Mosca continua a considerare prematuri eventuali vertici di tale portata senza un adeguato e approfondito lavoro preparatorio a livello tecnico, essenziale per garantire la concretezza e l'efficacia di qualsiasi negoziato.