Nicolina Giagheddu, madre di Emanuele Ragnedda, reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna, ha denunciato il marito Mario Ragnedda per presunti maltrattamenti e minacce di morte. La donna afferma di aver subito violenze, umiliazioni e forme di controllo per trent’anni, collegando la sua decisione di parlare all’uccisione della 33enne di Castelsardo, il cui corpo è stato ritrovato nella tenuta vitivinicola di Conca Entosa, situata tra Palau e Arzachena.
La vicenda è stata riferita ad Arzachena il 9 settembre 2026. Giagheddu ha dichiarato di aver trovato la forza di presentare la denuncia dopo il delitto di Cinzia Pinna e di aver ricostruito, con il sostegno delle avvocate Angela Corda e Rosalia Deiana, quanto sostiene di aver subito nel corso del rapporto coniugale.
In una delle sue dichiarazioni, ha affermato: “Sono stata picchiata per trent'anni da mio marito, mi dava pugni in testa per banali disguidi, venivo rinchiusa in casa, umiliata, minacciata di morte”.
La denuncia e la separazione
La donna ha indicato il 7 ottobre 2025 come data in cui ha lasciato la casa coniugale, aggiungendo di aver mantenuto riservata la separazione. Da novembre, ha dichiarato, ha interrotto ogni rapporto con Mario Ragnedda, ma sostiene di trovarlo ancora sotto la sua nuova residenza o davanti ai ristoranti che frequenta. Giagheddu ha descritto una condizione di tensione continua e ha riferito episodi che, se accertati, delineerebbero un clima familiare segnato da abusi e minacce.
Nel racconto della donna compaiono anche riferimenti a presunti episodi avvenuti negli anni: pugni, chiusure in casa, minacce con una pistola, un tentativo di farla cadere da un terrazzo e frasi intimidatorie. Giagheddu sostiene che il marito abbia messo in atto un sistema di dominio sulle sue scelte e sulle sue proprietà. Ha inoltre chiesto che venga verificato il possibile ruolo di Mario Ragnedda nella vicenda di Cinzia Pinna, riferendo di aver inserito nella denuncia parole ed episodi che le hanno fatto nascere sospetti.
Il caso di Cinzia Pinna e l'intenzione di risarcire
Cinzia Pinna, 33 anni, era originaria di Castelsardo. L’omicidio è avvenuto nella tenuta di Conca Entosa, dove il corpo della giovane è rimasto tra i rovi per 12 giorni.
La ricostruzione disponibile indica che la donna è stata vittima di un femminicidio, per il quale Emanuele Ragnedda si è dichiarato reo confesso. Nicolina Giagheddu ha espresso l'intenzione di vendere la tenuta di Conca Entosa per poter risarcire la famiglia di Cinzia Pinna, manifestando così un gesto di vicinanza e responsabilità.