Una svolta decisiva ha caratterizzato le indagini sulla morte di Melissa Echevarria, la quarantenne argentina trovata senza vita il 14 agosto 2026 in un cortile di via La Farina a Messina. Dopo un'iniziale esclusione della morte violenta, è ora confermato che la donna è stata uccisa per strangolamento. La notizia, emersa il 4 settembre 2026, ha rivelato la confessione dell'autore del delitto, un uomo già detenuto per altra causa.
La confessione e la dinamica dell'omicidio
La Polizia, attraverso un'accurata attività investigativa, è riuscita a identificare l'ultima persona ad aver avuto contatti con Melissa Echevarria.
Si tratta di un uomo tunisino di 44 anni, il quale, già in stato di detenzione per altri reati, ha confessato l'omicidio. Secondo la ricostruzione fornita, il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una violenta lite tra i due. Questo dettaglio chiarisce le circostanze di un decesso che per settimane era rimasto avvolto nel mistero.
Il ritrovamento del corpo di Melissa Echevarria, cittadina argentina di 40 anni, in un cortile di via La Farina a Messina, aveva inizialmente portato a escludere una morte violenta. Tale conclusione era stata influenzata dall'avanzato stato di decomposizione del cadavere, che aveva reso difficile l'immediata individuazione dei segni di strangolamento. La nuova ricostruzione, basata sulla confessione e su ulteriori accertamenti, ha completamente modificato il quadro iniziale, confermando la natura omicidiaria del decesso.
Il ritrovamento del corpo e le prime indagini
Il corpo di Melissa Echevarria era stato scoperto nel cortile di una palazzina disabitata, situata tra via La Farina e via Reggio Calabria, nella zona di Provinciale. L'allarme era stato lanciato dai residenti, allertati dal forte odore proveniente dal luogo del ritrovamento. Le prime stime investigative avevano suggerito che il cadavere fosse rimasto esposto nel giardino per circa due o tre giorni, un periodo durante il quale le elevate temperature estive avevano accelerato il processo di deterioramento.
Al momento del ritrovamento, la donna non aveva con sé documenti d'identità. Le prime indagini avevano delineato un profilo di Melissa Echevarria come una persona che frequentava da tempo la zona di Provinciale e che, secondo le ricostruzioni iniziali, viveva di espedienti.
L'abitazione adiacente al cortile risultava sfitta, e non erano emersi collegamenti diretti tra la vittima e i precedenti occupanti dell'immobile.
Gli esami autoptici e la svolta investigativa
L'autopsia sul corpo di Melissa Echevarria era stata condotta all'ospedale Piemonte dal medico legale Giovanni Andò, su incarico della Procura di Messina. In una fase iniziale, l'esame aveva escluso evidenze riconducibili a una morte violenta. Questa prima valutazione, tuttavia, è stata successivamente superata dalle nuove scoperte investigative che hanno permesso di accertare la causa reale del decesso: lo strangolamento. La complessità del caso è stata aggravata dalle condizioni del cadavere, che avevano inizialmente celato la vera natura della morte, portando a una lunga e meticolosa attività di indagine che ha infine condotto alla verità.