Il Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) Alessandra Marino ha convalidato a Palermo gli arresti di Angelo Pizzuto e Ignazio Pepati, entrambi accusati di corruzione. L'inchiesta, che si concentra sulle pratiche illecite all'interno della Motorizzazione di Palermo, vede i due indagati mantenere la misura cautelare degli arresti domiciliari, come stabilito dal provvedimento del giudice.
Al centro delle contestazioni mosse dalla Procura vi è una somma di 5.500 euro che, secondo l'accusa, Pepati avrebbe consegnato a Pizzuto. Per gli inquirenti, tale dazione di denaro configura una vera e propria tangente, mentre la difesa ha strenuamente sostenuto la tesi di un semplice prestito tra privati.
Tuttavia, la versione fornita dagli indagati non è stata ritenuta plausibile dal giudice, il quale ha così confermato il provvedimento restrittivo.
L'indagine in corso getta luce su presunte gravi irregolarità nelle procedure e nelle pratiche gestite dagli uffici della Motorizzazione, un settore che in passato è già stato oggetto di diverse vicende giudiziarie e scandali. In questo contesto, Angelo Pizzuto era stato inviato dalla Regione Siciliana negli uffici palermitani con un mandato specifico: riportare ordine e trasparenza. La sua nomina era avvenuta dopo aver lasciato l'incarico di capo di gabinetto dell'assessore Alessandro Aricò, proprio con l'obiettivo di risanare una struttura storicamente segnata da arresti e gravi irregolarità.
La somma contestata e la posizione degli indagati
Il fulcro dell'ordinanza di convalida ruota attorno al denaro consegnato da Ignazio Pepati ad Angelo Pizzuto. Come già evidenziato, la difesa ha tentato di ricondurre i 5.500 euro a un semplice prestito, ma l'impostazione accusatoria della Procura ha fermamente qualificato quella somma come una tangente. A seguito della decisione del Gip, sia Pizzuto che Pepati rimangono sottoposti agli arresti domiciliari, una misura cautelare che era già stata applicata nei loro confronti nell'ambito di questa complessa inchiesta sulle pratiche illecite alla Motorizzazione di Palermo.
Nel medesimo contesto investigativo, sono stati coinvolti anche Michele Cardinale e Rosalia Cardinale, entrambi gestori di autoscuole operanti nel capoluogo siciliano.
I due sono indagati a piede libero per il reato di corruzione. Gli inquirenti collegano direttamente la somma di denaro sequestrata presso l'abitazione di Pizzuto ai due gestori delle autoscuole. L'ipotesi investigativa suggerisce che il denaro potesse servire a garantire agevolazioni negli esami per i candidati delle loro autoscuole. Le indagini fanno riferimento anche a presunte sostituzioni di persone durante le prove d'esame e all'uso improprio di smartphone per facilitare il superamento degli stessi.
I collegamenti con un'altra indagine più ampia
Gli accertamenti che hanno portato all'arresto di Angelo Pizzuto e Ignazio Pepati non sono isolati, ma derivano da una più vasta e articolata indagine che conta ben 46 indagati.
In questo fascicolo principale, le numerose persone coinvolte sono accusate, a vario titolo, di aver favorito il superamento di esami e il rilascio di patenti di guida, oltre a documenti relativi a veicoli, sia auto che barche. Il legame tra le due vicende giudiziarie è evidente e riguarda lo stesso ambito amministrativo: le procedure e le operazioni all'interno della Motorizzazione civile. Questa connessione sottolinea la presunta sistematicità delle irregolarità e la vastità del fenomeno corruttivo che gli inquirenti stanno cercando di smantellare.