La Procura di Parma ha presentato appello contro l’assoluzione di Chiara Petrolini dall’accusa di omicidio del primo figlio, nato e deceduto il 12 maggio 2023 e poi sepolto nel giardino di casa. La notizia è stata diffusa l’11 settembre 2026. Petrolini, di Traversetolo, era già stata condannata in primo grado, ad aprile, a 24 anni e tre mesi per la morte del secondogenito.
La sentenza di primo grado aveva riconosciuto la responsabilità di Petrolini per l’omicidio premeditato del secondo neonato, nato il 7 agosto 2024. Per il primo figlio, invece, i giudici non avevano ritenuto provato che fosse nato vivo.
L’impugnazione dei pubblici ministeri si concentra quindi sull'esclusione della condanna per il primo omicidio contestato.
L'appello sull'omicidio del primo neonato
Il primo episodio riguarda il bambino partorito il 12 maggio 2023, deceduto lo stesso giorno e sepolto nel giardino. La Procura di Parma ha impugnato l’assoluzione, ribadendo la contestazione di omicidio. Nel processo di primo grado, la ricostruzione dei fatti non aveva ritenuto sufficiente la prova della nascita in vita del neonato.
I pubblici ministeri insistono anche sulla qualificazione giuridica dei fatti relativi ai cadaveri. L’appello chiede il riconoscimento della soppressione di cadavere per entrambi gli episodi. La sentenza di primo grado aveva riqualificato il secondo caso come occultamento di cadavere.
Il verdetto di primo grado e la richiesta iniziale
Il verdetto di primo grado, emesso dalla Corte d’Assise di Parma il 24 aprile 2026, ha condannato Chiara Petrolini a 24 anni e tre mesi di reclusione per l’omicidio del secondo neonato, partorito e sepolto nel giardino familiare a Traversetolo. Per l’accusa legata alla morte del primo figlio, la giovane era stata assolta.
La Procura aveva richiesto una pena di 26 anni. Dopo la sentenza di aprile, era stata ventilata la possibilità di un ricorso in Appello sull’assoluzione del primo neonato. L'attuale impugnazione conferma tale intenzione.